IL GLAUCOMA: LADRO SILENZIOSO DELLA VISTA

 a cura del Dott. Paolo Montanari

 

CHE COSA È IL GLAUCOMA?

Il glaucoma, o meglio i glaucomi, sono un gruppo di patologie caratterizzate da una perdita progressiva delle cellule ganglionari retiniche associata a un caratteristico deficit funzionale e ad altrettanto tipiche alterazioni della testa del nervo ottico. La malattia è insidiosa, e se non viene diagnosticata e curata precocemente può portare alla cecità o comunque a una grave compromissione visiva in mancanza di sintomi avvertibili dal paziente.

 

È importante ricordare che il glaucoma, nelle sue diverse forme,  è la prima causa di cecità irreversibile al mondo: vi sarebbero circa 90 milioni di persone affette, e la sua frequenza tende ad aumentare.

 

QUALI SONO LE ALTERAZIONI CARATTERISTICHE DEL GLAUCOMA?

La prima consiste nella pressione intraoculare elevata, cioè tono oculare uguale o maggiore di 22 mmHg, anche se in una non trascurabile percentuale di casi la malattia presenta valori pressori praticamente normali, uguali o inferiori a 21 mmHg: queste forme sono chiamate “glaucoma a pressione normale” e sono ancora più insidiose.

L’escavazione atrofica della papilla ottica è la seconda alterazione tipica del glaucoma e consiste nella perdita delle cellule ganglionari retiniche che costituiscono il nervo ottico. Da ciò deriva la riduzione del campo visivo che si manifesta come una riduzione della capacità di vedere oggetti o persone che si trovano al di fuori del punto di fissazione, localizzati cioè in quella porzione di spazio che il nostro occhio percepisce intorno al punto di fissazione.

 

ESISTONO DELLE PREDISPOSIZIONI?

Anzitutto va ricordata l’età, nel senso che il glaucoma cronico semplice è progressivamente più frequente a partire dai 40 anni di età: da qui l’importanza di una visita specialistica oculistica effettuata a questa età e da ripetersi almeno ogni due anni, con lo scopo di valutare la pressione intraoculare e l’aspetto della papilla ottica.

Altri fattori di rischio sono la familiarità (parenti più o meno prossimi con la stessa patologia), la miopia elevata, la razza africana e l’ipertensione oculare (pressione oculare superiore ai 21 mmHg senza alterazioni della papilla ottica e del campo visivo).


COME VIENE FATTA LA DIAGNOSI DI GLAUCOMA?

Nella sua forma più diffusa, quella cronica, il glaucoma è asintomatico: anche in fase avanzata, la vista può essere eccellente e vi è assenza di segni irritativi (arrossamento, lacrimazione, dolore, ecc.), pertanto il paziente non ha modo di avvertire la presenza e l’evoluzione della malattia.

E’ soltanto una visita specialistica oculistica che permette di fare una diagnosi accurata e precoce della malattia. Soprattutto la precocità è fondamentale per evitare che si instaurino danni anatomici e funzionali (perdita di vista) irreversibili.

L’esame oculistico di base comprende la valutazione del bulbo oculare, l’esame del fondo oculare e la misurazione della pressione intraoculare (tonometria). Tali esami sono assolutamente indolori e non invasivi.

Qualora siano necessari ulteriori approfondimenti, verrà eseguita una curva tonometrica (rilevazione della pressione intraoculare in varie ore della giornata), la pachimetria (misurazione dello spessore della cornea), la perimetria computerizzata (esame del campo visivo) e la valutazione quantitativa della papilla ottica e dello strato delle fibre nervose retiniche (mediante polarimetria, tomografia etc.).

 

SI PUÒ CURARE IL GLAUCOMA?

Anzitutto va sottolineato che il glaucoma, diagnosticato per tempo, è controllabile, nel senso che è possibile evitarne la progressione verso la cecità ma è impossibile recuperare quella parte di funzione visiva già persa al momento della diagnosi (cioè le alterazioni del campo visivo). Come abbiamo detto, il glaucoma cronico è asintomatico e il paziente non ha quindi modo di avvertirne la presenza sino a quando la malattia è già ad uno stadio avanzato ed ha provocato deficit del campo visivo che ad esempio lo fanno inciampare nei gradini o sbattere in ostacoli che non si presentano proprio davanti a lui.

 

QUALI SONO I TRATTAMENTI POSSIBILI?

L’efficacia del trattamento medico o chirurgico varia  secondo lo stadio evolutivo del glaucoma, nel senso che è maggiore quando la malattia viene diagnosticata in una fase iniziale, quando cioè i danni anatomici e funzionali sono ancora di modesta entità.

Il primo approccio alla cura del glaucoma consiste in una terapia medica che oggi si può avvalere di numerosi farmaci (colliri) che devono essere instillati continuativamente. Questi farmaci servono ad abbassare la pressione intraoculare e a mantenerla bassa nel tempo, hanno attualmente una buona efficacia e sono sostanzialmente ben tollerati. Va comunque ricordato che affinché la terapia dia buoni risultati, è necessario che venga seguita scrupolosamente (instillazione continuativa, rispetto degli orari) dal paziente, che deve informare l’oculista di eventuali effetti collaterali in modo che si possa cambiare farmaco.

 

Qualora la terapia medica risultasse insufficiente o la malattia dovesse progredire nonostante una pressione oculare “apparentemente ottimale”m l’oculista può proporre due opzioni. Il trattamento laser (ALT, SLT): è scarsamente invasivo, viene eseguito ambulatoriamente e permette di abbassare ulteriormente la pressione intraoculare. Purtroppo l’efficacia del trattamento laser  non è costante nel tempo e a distanza di 5 anni il trattamento diviene insufficiente all’incirca nel 50% dei casi.

Il trattamento chirurgico permette di ottenere un abbassamento della pressione intraoculare superiore e che sostanzialmente perdura nel tempo. Tuttavia l’intervento espone il paziente a infrequenti, ma possibili, complicanze postoperatorie, che impongono un attento controllo specialistico soprattutto nel periodo postoperatorio immediato.

In linea generale va sottolineato che, grazie all'efficacia ipotonizzante dei nuovi farmaci oggi a disposizione, si è notevolmente ridotto il numero dei pazienti che necessitano del trattamento chirurgico per ottenere una normalizzazione della pressione intraoculare.

 

QUALE APPROCCIO DEVE AVERE IL PAZIENTE CON LA MALATTIA?

Una volta diagnosticato, il glaucoma cronico semplice non pone generalmente il paziente di fronte a rischi di perdita visiva immediata, in quanto la malattia è a lenta evoluzione.

Va peraltro sottolineato che ha una grande importanza la diagnosi precoce, poiché se il glaucoma è diagnosticato già in fase molto avanzata, il rischio di ulteriore evoluzione peggiorativa, anche a breve termine, è molto maggiore.

Il paziente affetto da glaucoma deve essere consapevole fin dall’inizio di avere una malattia oculare importante, potenzialmente invalidante a lungo termine, che richiede una totale collaborazione con il medico oculista. Se si instaura questo rapporto ottimale e se il paziente è scrupoloso nel gestire la propria malattia, vi sono buone possibilità che venga raggiunto lo scopo principale della terapia antiglaucomatosa, che è quello di mantenere una qualità della vita adeguata alle necessità del paziente.

 

SCARICA LA SCHEDA SUL GLAUCOMA

Pagina aggiornata al 16 maggio 2012