Le patologie dolorose della spalla

Le patologie dolorose della spalla

UN PO’ DI ANATOMIA

L’articolazione della spalla non è un’articolazione unica, ma è costituita da sette articolazioni differenti, tutte egualmente indispensabili per la sua corretta funzionalità.
Oltre alle giunzioni articolari, la spalla affida la sua stabilità e mobilità ad azioni di muscoli altamente coordinati tra loro e alle strutture capsulo-legamentose. L’insieme di queste parti anatomiche, che agiscono in sincronia e coordinazione,  costituisce quello che più comunemente è conosciuto come “complesso articolare della spalla”.

LA CUFFIA DEI ROTATORI

I muscoli responsabili dei movimenti più complessi costituiscono la cosiddetta “cuffia dei rotatori”, in quanto agiscono come rotatori e abduttori. Quest’ultimo movimento è svolto insieme al deltoide, che agisce in sinergia durante il movimento di allontanamento del braccio dal tronco (abduzione).
I muscoli rotatori sono quattro: il sovraspinato e sottospinato, il piccolo rotondo e il sottoscapolare,  e si inseriscono  sulla testa dell’omero ricoprendola “a cuffia”. Tre dei quattro muscoli si inseriscono con un unico tendine grosso e piatto, dando origine a una particolare struttura comune.

È proprio a questo livello che le sollecitazioni meccaniche dovute ai movimenti quotidiani, all’uso lavorativo e sportivo, raggiungono l’intensità massima.

Inoltre, situata profondamente nel tendine comune, esiste una fitta rete di vasi sanguigni che si congiungono tra loro. Proprio per questo motivo anatomico e funzionale, questa zona è elettivamente  interessata in caso di patologie che comprendono tendiniti, degenerazioni, calcificazioni e anche lesioni o rotture della cuffia stessa: da qui il nome di “zona critica”.

PERCHÈ LA SPALLA SI LOGORA?

La causa più frequente di dolore di origine non traumatica alla spalla è la tendinite  della cuffia dei rotatori,
e in particolare del  sovraspinato (nel 90% dei casi). Il processo patologico insorge e si sviluppa all’interno del  suo tendine,
ed é prevalentemente di natura degenerativa, come dire da “consumo”: pensiamo infatti a come la spalla intervenga in quasi tutte le attività di vita quotidiana, in  lavori manuali, pratiche sportive ecc. Ricordiamo che lo spazio anatomico nel quale si muovono i tendini é alquanto ristretto, e ogni movimento produce attriti, compressioni e microtraumi che, nel tempo, possono dare origine a dolore e limitazione funzionale  della spalla: dopo i 40-50 anni infatti  (ma anche prima, in base a fattori costituzionali, occupazionali ecc.) spesso i tendini della cuffia presentano, anche senza sintomi particolari, segni di degenerazione e involuzione.

LA CALCIFICAZIONE

Spesso, come riscontro di un’ecografia o di una radiografia, troviamo il termine “calcificazione” di spalla o della cuffia o del tendine.
Che cos’é la calcificazione? Non é altro che una deposizione di sali di calcio sulla zona infiammata e degenerata all’interno del tendine (zona critica); inizialmente microscopica e spesso asintomatica, con il tempo, se la causa originaria persiste, si “organizza” in grossolane calcificazioni, che diventano  visibili alle indagini diagnostiche.
Il tendine così “degenerato e consumato” perde parte della sua funzionalità e subisce sollecitazioni e microtraumatismi sempre più intensi, sviluppando una reazione infiammatoria locale anche intensa che può portare a una vera e propria deformazione o tumefazione con dolore acuto durante il movimento, in particolare quello di abduzione del braccio (allontanamento del braccio dal corpo).
Una situazione del genere spesso sfocia nell’impotenza funzionale della spalla e prende il nome di tendinite calcifica.

DIAGNOSI

Una tendinite degenerativa della cuffia può rimanere a lungo asintomatica, manifestandosi invece  improvvisamente con una sintomatologia dolorosa di intensità variabile a causa di un movimento brusco o, nei casi più frequenti, a causa di un normale movimento di attività quotidiana.

Dal punto di vista clinico, la palpazione manuale della parte anteriore e laterale della spalla risulta sempre molto dolorosa e il movimento passivo o attivo del braccio, anche minimo, risulta compromesso, limitato e debole.
I movimenti più dolorosi sono l’abduzione e la rotazione.

Dal punto di vista strumentale, la diagnosi si completa con una radiografia, o ancora meglio con un’ecografia muscolo-tendinea, grazie alla quale si riesce a focalizzare e valutare la gravità del problema sottostante.
Quando il quesito diagnostico é di più complicata risoluzione e, spesso, quando si ritiene necessario un intervento di tipo chirurgico, si prescrive la risonanza magnetica.

TRATTAMENTO

Nella fase acuta, che solitamente dura qualche giorno, si consiglia il riposo articolare (spesso è meglio tenere il braccio al collo), l’assunzione di farmaci antinfiammatori o sedativi del dolore e le applicazioni locali di ghiaccio.

Nei giorni successivi, quando si é ottenuta una riduzione soddisfacente del dolore acuto, é indicata la mobilizzazione della spalla con esercizi particolari (inizialmente passivi), noti come “esercizi pendolari di Codman, che escludono i movimenti di rotazione e abduzione, consentendo di mobilizzare l’articolazione con una leggera azione traente che  serve a decomprimere i tessuti colpiti.  

Solo quando il dolore è nettamente diminuito e l’articolarità è migliorata si possono intraprendere programmi di riabilitazione fisioterapica anche intensi al fine di evitare l’instaurarsi di rigidità dolorosa ingravescente della spalla, restituendone l’articolarità, la forza e quindi la funzionalità normale.