Il peeling chimico

CHE COS'È IL PEELING CHIMICO?

Il peeling (dall'inglese to peel che significa spellare), è una metodica che ha come finalità quella di migliorare e levigare l’aspetto della pelle. Il peeling chimico è una forma accelerata di esfoliazione che avviene attraverso l'uso di una sostanza chimica.
Il peeling chimico agisce in quanto stimola il turnover cellulare con l’eliminazione delle cellule morte, induce una reazione infiammatoria che favorisce l’attivazione di citochine le quali a loro volta stimolano la produzione di fibre collagene, elastiche e di glicosaminoglicani che sono i principali costituenti del derma.

A CHE COSA SERVE IL PEELING CHIMICO?

Il peeling è utile contro le ipercromie (melasma o pigmentazioni post-infiammatorie), aging e photoaging, lentiggini solari, cheratosi attiniche, smagliature, cicatrici, dermatite seborroica, acne ed esiti post-acneici.

CI SONO CONTROINDICAZIONI?

Non possono sottoporsi alle sedute di peeling tutti coloro che presentino fotosensibilità, malattie autoimmuni, infezioni virali in atto (herpes simplex), ipersensibilità ai prodotti utilizzati, un fototipo alto (IV, V, VI), o siano in gravidanza o in corso di allattamento.

I PEELING HANNO "PROFONDITÀ" DIVERSE?

Sì, i peeling chimici vengono classificati a seconda della profondità della cute su cui vanno ad agire e per tale motivo vengono considerati: 
peeling molto superficiali, quelli che vanno a rimuovere soltanto lo strato corneo superficiale;
peeling superficiali, quelli che creano una necrosi di parte o di tutto lo strato epidermico fino allo strato basale;
peeling di media profondità, quelli che creano una necrosi dell’epidermide e di parte del derma papillare;
peeling profondi, quelli che creano una necrosi dell’epidermide, del derma papillare fino anche al derma reticolare.

La profondità del peeling dipende da numerosi fattori, quali il tipo, la concentrazione e il tempo di applicazione della sostanza utilizzata, la tecnica di applicazione, la preparazione, il tipo e la sensibilità della pelle del paziente stesso.

QUALI SOSTANZE SI USANO PER FARE IL PEELING CHIMICO?

Le soluzioni chimiche più utilizzate sono:

  • acido glicolico (40-80%);
  • acido tricloroacetico (15-50%); 
  • acido salicilico (25-35%);
  • acido piruvico (50-70%);
  • acido lattico, acido malico, yellow peel, fenolo (25-88%);
  • resorcina.

CHE CARATTERISTICHE HA L'ACIDO GLICOLICO?

L’acido glicolico ad alte concentrazioni (40-80%) ha una duplice azione: la prima è quella di levigare, idratare e conferire luminosità alla pelle attraverso un'esfoliazione dello strato corneo, la seconda è quella di attivare i meccanismi di produzione delle sostanze fondamentali del derma. Viene utilizzato per contrastare le rughe e l’invecchiamento cutaneo. Ridona alla pelle luminosità, attenua le rughe, dona alla pelle un colorito uniforme, migliora l’idratazione, e lo strato superficiale della cute diventa più compatto e levigato. Inoltre stimolando la produzione di collagene ed elastina, migliora il trofismo cutaneo. L'acido glicolico viene soprattutto utilizzato per attenuare le macchie cutanee in zone fotoesposte. Un utilizzo molto consolidato è quello che riguarda la patologia iperseborroica ed acneica, infatti con l’azione levigante migliora quelle condizioni igieniche alterate che sono alla base dell'acne stessa.  

CHE CARATTERISTICHE HA L'ACIDO SALICILICO?

L’acido salicilico è un acido forte che si presenta in forma cristallina (cristalli aghiformi, inodori ed incolori). Il principio attivo dell'acido salicilico provoca la distruzione e l’esfoliazione solo delle cellule cornee ricche di cheratina di cui provoca la rottura della catena proteica. L’acido salicilico ha una minore profondità d’azione rispetto all'acido glicolico.
Trova particolare indicazione in presenza di photoaging lieve-moderato, acne in fase comedonica e papulo-pustolsa, acne nodulare, rosacea, iperpigmentazione post-infiammatoria e melasma.

COME SI USA L'ACIDO SALICILICO?

Prima della seduta di peeling con acido salicilico è importante la copertura degli occhi e la protezione delle labbra e la detersione della cute con soluzioni sgrassanti (alcool, acetone), seguita poi dalla distribuzione rapida e omogenea della soluzione (4 ml circa per il viso).
Subito dopo l’applicazione si può avvertire una sensazione di bruciore che dura comunque solo per pochi minuti, il tempo necessario per l’evaporazione della soluzione alcolica stessa. 
È importante inoltre rimuovere i depositi di acido salicilico con detergenti oleosi oppure con acqua fredda ed infine concludere l’applicazione con delle creme idratanti e degli emollienti.

QUALI POSSONO ESSERE GLI EFFETTI INDESIDERATI DEL PEELING CHIMICO?

In generale, le complicanze che si possono verificare a seguito di un peeling possono essere l'esposizione di un tessuto non ancora riepitelizzato in seguito a una prematura asportazione di tessuto necrotico; l'insorgenza di infezioni (evenienza comunque rara, da parte di stafilococchi, streptococchi, herpes simplex, candida); eruzione acneiforme; iperpigmentazioni post-infiammatorie (soprattutto nei fototipi più alti IV-V-VI); herpes recidivante; reazioni allergiche; eritema persistente e dermatite da retinoidi.

QUALI SONO LE PROCEDURE POST PEELING CHIMICO?

Per evitare disagi e complicanze, nei giorni post peeling è necessario mantenere la cute protetta con un prodotto emolliente, che dev'essere applicato delicatamente. 
Il tempo di guarigione varia, a seconda della concentrazione utilizzata, dai 4 ai 12 giorni.
È importante infine raccomandare al paziente di evitare in maniera assoluta, per almeno due mesi dopo il peeling, l’esposizione al sole o a lampade UVA-UVB, soprattutto nel caso di pelli scure e predisposte a iperpigmentazione, e far utilizzare comunque degli schermi solari protetti.

QUAL È LA STORIA DEL PEELING?

È conosciuto sin dall’antichità. Numerose sono le testimonianze che ci pervengono dall'Egitto, dalla Grecia, dalla Turchia, dall'India e dalla Babilonia in cui si utilizzavano sostanze e ingredienti di origine vegetale, unite a zolfo, pomice, polveri minerali, polveri di piante e fiori. 
Nel XIX secolo l'utilizzo e le sperimentazioni con vari tipi di peeling, ci riportano a P.G. Unna, dermatologo tedesco, che studiò e sperimentò con successo numerose sostanze e metodiche peeling. Infatti, nel 1882, descrisse, sperimentò e pubblicò  i risultati ottenuti con l'impiego dell'acido salicilico, della resorcina, del fenolo e del tricloroacetico.
Un dermatologo inglese, Mackee, utilizzò e sperimentò, pubblicandone i risultati nel 1952, il fenolo per il trattamento delle cicatrici post-acneiche.
Si deve a La Gassè la tecnica occlusiva post-peeling al fenolo, sperimentata durante la prima guerra mondiale e importata negli Usa dalla nipote Antoinette negli anni '30 e '40, per il trattamento delle rughe e delle cicatrici post-acneiche.
L'uso del tricloroacetico, dell'acido salicilico e dell'acido lattico, è divenuto sempre più popolare, dagli anni '70 agli anni '80, periodo in cui Van Scott, Yu e Murad divulgarono i risultati ottenuti nella terapia di numerosi inestetismi e patologie cutanee con l'utilizzo dell'acido glicolico.