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Il bambino e il gioco

Il gioco in tutte le fasi dell'infanzia è il vero e proprio lavoro di ogni bambino, la sua attività più seria, il suo vero impegno nella giornata.
A cura di
Daniela
Callegari

COS'È IL GIOCO PER IL BAMBINO?

L'occupazione preferita e più intensa del bambino è il gioco. Il bambino impegnato nel gioco si comporta come un poeta: si costruisce un suo mondo proprio o, meglio, dà a suo piacere un nuovo assetto alle cose del suo mondo. S. Freud

Questa frase riassume in poche righe tutto il significato e l'importanza straordinari che il gioco ha per il bambino. Il gioco in tutte le fasi dell'infanzia è il vero e proprio lavoro di ogni bambino, la sua attività più seria, il suo vero impegno nella giornata.

Il gioco è per il bambino:

  • gioia e piacere in sé, ancor più di quando compendere che dà piacere anche ad altri insieme a lui;
  • attività fisica e muscolare, esperienza in cui tutti i suoi sensi sono coinvolti;
  • strumento di conoscenza, possibilità di fare esperimenti e scoperte;
  • indispensabile per formare nuovi schemi mentali ed accrescere l'intelligenza;
  • messa alla prova delle sue capacità e delle sue risorse;
  • determinante per la costruzione della sua identità e il progresso nel suo cammino di autonomia;
  • esperienza di formazione del carattere (volontà, fallimento, tenacia, fiducia in se stesso);
  • esperienza fisica forte: esprime le sue emozioni e affronta le difficoltà della vita: è una vera e propria terapia per superare momenti difficili e per lui incomprensibili o inaccettabili;
  • grande esperienza creativa ed artistica, dominio della fantasia e dell'immaginazione: una realtà dove tutto è possibile.

I primi giochi del lattante sono il sorriso scambiato con il genitore nei primi mesi di vita e il gettare l'oggetto per poi riaverlo in mano: sono esperienze già molto complesse dove il bambino attraverso il suo corpo ed i suoi sensi vive emozioni e sentimenti profondi, acquisisce conoscenza su se stesso e la realtà esterna, fa esperimenti di potere e di azione di ciò di cui lui è capace (buttare e riottenere l'oggetto, suscitare un sorriso di risposta).

Crescendo, il lattante comincia a usare il corpo per giocare: si guarda le mani, afferra i piedi, rotola, gattona, si alza, si arrampica. Il piacere e il benessere totale che il bambino ne ricava è tale che si parla di “contentezza muscolare”, di “musica del corpo”, il bambino partecipa con tutti i sensi esprimendo anche con la voce la gioia che ne ricava.

QUALI SONO I BENEFICI DEL GIOCO?

Quando un lattante vicino all'anno gioca con i cubi è impegnato in un'impresa molto complicata, ma ricca di contenuti: deve afferrare l'oggetto, conoscerlo manipolandolo, cercare di impilarlo così che stia in equilibrio, sopportare la delusione e la realtà del crollo, sentire il fascino dell'idea di fare una torre e la sfida che lo attende. Stiamo parlando di esperienze sensoriali (tatto, equilibrio, movimenti fini e precisi) di sviluppo dell'intelligenza (modificare in base all'esperienza il proprio comportamento per ottenere un risultato), di educazione e formazione del carattere (allenamento alla frustrazione, tenacia e perseveranza), di vissuti emozionali e controllo delle emozioni (gioia, rabbia, delusione, fiducia, stima di sé).

Un gioco importante già all'età di 10 mesi sono le costruzioni ed i giochi ad incastro (es. puzzle di 2-3 pezzi): le costruzioni permettono al bambino di farsi un mondo a sua immagine di fantasia, ma anche di maggior semplicità, là dove la realtà è troppo grande e complicata: il puzzle è di fatto uno strumento per imparare che pezzi che da soli non hanno alcun significato, uniti in un certo modo danno un intero che ha senso: il bambino vive un'esperienza di logica senza ancora linguaggio e pensiero astratto.

PERCHÈ I GIOCHI DEI BAMBINI SONO RIPETITIVI?

La ripetitività è una costante nel gioco del bambino: è necessaria per diventare abile e capace, ma risponde anche a un bisogno molto più profondo di vissuto emozionale (“riempio e svuoto la scatola: c'è disordine, ma sono capace di fare ordine: non controllo la realtà ma faccio esercizi rassicuranti nel mio mondo”) e di vissuto intellettivo per capire realtà troppo difficili (imito e “vivo come se fossi…”: la cura dell'orsacchiotto o della bambola, i gesti degli adulti, le automobiline, gli aerei, un cappello di un grande in testa = sono la mamma, sono il papà, sono un pilota…)

PERCHÈ STIMOLARE IMMAGINAZIONE E FANTASIA?

Immaginazione e la fantasia sono dimensioni fondamentali del gioco, un vero ponte tra il mondo interiore del bambino e la sua realtà. Il bambino arricchisce, trasforma e cerca di interpretare la realtà con la sua fantasia, ma educa anche il suo mondo interiore a lui sconosciuto e caotico con le regole della realtà (“posso far scontrare le automobiline, tutti muoiono e poi risorgono, ma se faccio troppo forte il mio gioco si rompe”).

Ancora su questo rapporto fantasia-realtà, dice Bettelheim (psicanalista infantile): quando il bambino costruisce con molta fatica e pazienza la torre e poi la distrugge, vive prima un'esperienza di sua forza (io costruisco), ma nello stesso tempo di adattamento alle leggi della realtà (deve rispettare delle regole), poi di ribellione alle costruzioni della realtà (io distruggo), ma il risultato è il caos (“non c'è più niente dopo il crollo”), quindi apprende la necessità di un compromesso tra il suo desiderio di onnipotenza e la realtà: solo così potrà avere la torre.

Una delle lezioni più importanti che il bambino apprende dal gioco è che anche se fallisce, anche se perde e non raggiunge il risultato, il mondo non crolla: ci si può riprovare, il fallimento non è una dimostrazione di inferiorità personale (come la vittoria non dovrebbe essere di superiorità). La stima di se stessi cresce non tanto per il successo quanto per le doti di costanza, di saper fare esperienza ed avere fiducia nelle proprie risorse.

QUAL È IL RUOLO DEL GENITORE?

Perché nei primi giochi del lattante si attivino e sviluppino processi fisici, intellettivi, psichici ed emozionali complessi e profondi è necessario che il genitore riconosca nell'attività di gioco del suo bambino tutti questi straordinari avvenimenti e li rispetti.

Per ottenere questo risultato il genitore deve:

  • Fornire oggetti e strumenti per giocare: non troppi di numero, non troppo definiti e specializzati (riducono la fantasia e l'azione del bambino);
  • Avere pazienza: ogni bambino ha bisogno dei suoi tempi per osservare, manipolare, fare tentativi;
  • Dare tempo: non troppe attività, non troppa fretta, non troppa TV, sì al silenzio, alla “noia” e al “tempo perso” (tutto tempo in cui i bambini pensano);
  • Dare spazio: riconoscere uno spazio fisico dove il bambino può giocare a suo piacere;
  • Dare libertà d'azione: non insegnare, non correggere, non fare fretta, non intervenire se non richiesto;
  • Lodare, incoraggiare, approvare, gioire dell'impegno e dello sforzo più che del risultato (essere autentici nei sentimenti! Il bambino lo sente).