Cerca nel sito
Chiudi

Il linguaggio dei bambini

Già nel primo anno di vita si gioca la partita più importante per l'apprendimento del linguaggio. Il ruolo dei genitori è fondamentale per dare gli stimoli necessari al bambino e il giusto approccio all'uso delle parole.
A cura di
Daniela
Callegari

CHE COS'È IL LINGUAGGIO PER I BAMBINI PICCOLI?  

Il linguaggio è un'attività psicomotoriamotoria poiché si tratta di movimenti rapidi, ripetitivi, eseguiti dalle strutture motorie della bocca, della lingua e delle labbra; psichica perché regola la capacità di comunicazione sociale e perché condiziona lo sviluppo dell'intelligenza.

QUALI SONO LE TAPPE PRINCIPALI DELL'APPRENDIMENTO DEL LINGUAGGIO?

Dai 6 mesi di vita fetale, il piccolo ascolta molti suoni, è sensibile al ritmo e all'intonazione della voce materna. Dal primo mese di vita, è in grado di distinguere suoni di una lingua straniera diversa da quella familiare, a 3 mesi riconosce molte sillabe, a 6 mesi riconosce le parole d'uso più frequente, a 8 mesi ripete sillabe anche di lingue diverse, a 10­/12 mesi sa dire un paio di parole.

Un ritardo del linguaggio importante, nei primi 3 anni, spesso si protrae anche negli anni successivi e coinvolge la capacità di apprendimento scolastico.

COME SI APPRENDE IL LINGUAGGIO?

Il bambino apprende il linguaggio per imitazione dei movimenti delle labbra di chi gli parla, per imitazione dei suoni che sente, per la forte motivazione emotiva, dato che tutto ciò avviene all'interno della relazione affettiva con i genitori, che per lui è fondamentale.

COME S'INSEGNA A PARLARE?

I genitori, fin dalle prime ore di vita, devono parlare con il bambino, ponendoselo di fronte, a circa 15 centimetri e guardandolo negli occhi. In questo modo iniziano a dare i giusti stimoli al bambino, necessari perché lui impari.
Fin dai primi giorni di vita, ogni giorno, il genitore deve rivolgersi al suo neonato e raccontargli ciò che fa con lui, descrivendo le azioni, i gesti, usando frasi semplici, con parole corrette, ma pronunciate lentamente.
In questo modo il bambino, di giorno in giorno, nella ripetitività delle azioni (poppata, bagnetto, cambio pannolino, passeggiata), imparerà a riconoscere le parole e ad associare ogni parola a quanto accade.

Dall'età di 3-4 mesi, quando l'attenzione del bambino si allargherà a più oggetti e allo spazio intorno a lui, il genitore deve, ogni giorno, aggiungere parole nuove, il piccolo imparerà più velocemente ed efficacemente, se l'adulto gli indica con il dito un oggetto, associando alla parola, un gesto di mimo e il rumore. A esempio: "Questo è il frullatore per la tua pappa, il frullatore fa bbbvvvv", e intanto muove la mano simulando le lame del frullatore.

Tra 6 e 8 mesi d'età, ogni giorno, bisogna leggere un libro (cartonato, senza parole, con 1­2 immagini per pagina degli oggetti familiari al bambino), al genitore che vuole imparare di più su questo tema consiglio di visitare il sito www.natiperleggere.it

Tra 10 e 12 mesi, il bambino pronuncia le prime parole, anche non corrette, e le usa, insieme ai gesti, per comunicare e per ottenere ciò di cui ha bisogno.
Il bambino usa le parole come fossero vere e proprie frasi. In questi casi, il genitore deve fare una vera e propria opera di traduzione, dando al bambino la struttura della frase. Se, per esempio, il bambino dice "Acqua!", il genitore deve rispondere: “Vuoi dire: mamma ho sete, voglio l'acqua? Sì, allora ecco qui il tuo bicchiere con l'acqua“.

A seguire, più il bambino avrà desiderio di comunicare, pronunciando un maggior numero di parole e cominciando a unirne due, in un abbozzo di frase (ad esempio: papà pane), più il genitore dovrà ritradurre il linguaggio del piccolo in frasi sempre più ricche e complesse, con aggettivi, avverbi, verbi declinati nei vari tempi.
Consiglio di leggere, ogni giorno, libri con piccole storie, che via via si allungheranno. 

Il linguaggio dell'adulto deve essere costituito da parole corrette, deve essere lento e diretto allo sguardo del bambino, questo vuole dire anche adeguarsi all'altezza del bambino.