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Poco sale, ma iodato

Per una vita sana il motto è: poco sale, ma iodato! Ecco cosa fare per prevenire i disturbi della tiroide.
A cura di
Elisa
Verrua

Se c'è un elemento che, anche in Italia, è troppo poco presente nella dieta è lo iodio e questo è un problema grave soprattutto perché la carenza di questo elemento mette a rischio lo sviluppo neurologico dei bambini.
La mancanza di iodio crea disturbi in tutte le epoche della vita, ma è estremamente importante che le donne in gravidanza, in allattamento e i bambini sotto i tre anni, ne assumano quantità sufficienti.

CHE COS'È LO IODIO E A CHE COSA SERVE NELL'UOMO?

Nell'organismo umano gli ormoni prodotti dalla tiroide (tiroxina T4 e triiodiotironina T3) contengono iodio. La tiroide è una piccola ghiandola che si trova alla base del collo.
Tutte le cellule, i tessuti o sistemi del nostro corpo sono regolati dagli ormoni prodotti dalla tiroide e quindi è fondamentale che la tiroide funzioni bene, avendo a disposizione la giusta quantità di iodio. Se non ce n'è abbastanza la tiroide produce pochi ormoni (ipotiroidismo) e se c'è troppo iodio produce troppi ormoni tiroidei (ipertiroidismo): in entrambi i casi il corpo va in tilt, dando segnali come grande stanchezza, variazioni di peso, ritardo della crescita, ritardo mentale, malattie del metabolismo, gozzo. 

DOVE SI TROVA LO IODIO?

Lo iodio è un elemento diffuso nell'ambiente, come l'ossigeno, il calcio o l'idrogeno. Lo iodio presente nel mare si accumula nelle alghe, nei pesci e nei crostacei, mentre quello presente nei terreni viene assorbito dalle piante o, evaporando, resta sulle rocce. Assumiamo iodio mangiando pesci, crostacei, carne, verdura e frutta.

L'aria del mare è ricca di iodio ma si trova in una formula chimica che non ci permette di assorbirlo. È principalmente dalla digestione dei cibi che riusciamo ad assumere lo iodio.
II sale integrale contiene pochissimo iodio; il sale iodato è invece l'unico ad avere un contenuto tale da garantire un apporto corretto con la dieta e, soprattutto, da non renderlo controindicato nelle persone che soffrono di malattie della tiroide come l'ipertiroidismo.

CHE COSA SUCCEDE SE LO IODIO È CARENTE?

La carenza di iodio rappresenta uno dei più gravi problemi di sanità pubblica. Nei primi mesi di gestazione il feto non ha la funzione tiroidea, per cui la mamma deve produrre ormoni tiroidei per se stessa e per il nascituro. Ecco perché è importante che la madre incrementi l'apporto di iodio; se ha più di 30 anni o se ha familiarità per problemi alla tiroide è anche consigliata una visita dall'endocrinologo e la misurazione dell'ormone TSH tramite prelievo di sangue.

Il feto e il neonato che non ricevono la sufficiente quantità di iodio rischiano un ritardo intellettivo permanente dovuto al fatto che il cervello smette per sempre di maturare; altre conseguenze della grave carenza di iodio sono il sordomutismo e la paralisi spastica.

I dati, divulgati dall'Ospedale Pediatrico Bambin Gesù in occasione della settimana mondiale della tiroide (18-25 maggio 2015), confermano che nel nostro Paese esiste un problema di carenza di iodio nella dieta. 
Anche se non si registrano carenze gravi, le carenze lievi sono comuni e possono portare a deficit intellettivi minori: un neonato su 3mila è affetto da una patologia tiroidea dovuta alla carenza di iodio e le donne sono più a rischio. 

La conseguenza forse più conosciuta della carenza di iodio durante l'accrescimento e l'età adulta è rappresentata dal gozzo, ovvero la tiroide che s'ingrandisce, con o senza noduli.
Questo fenomeno rappresenta inizialmente un adattamento della ghiandola che diventa più attiva nel tentativo di soddisfare le necessità dell'organismo, ma quando la carenza persiste si traduce in una ridotta sintesi di ormone tiroideo. 
In Italia si ammalano di gozzo, malattia legata alla carenza di iodio, circa 6 milioni di persone, più del 10 per cento della popolazione; tra i minorenni almeno 20 su 100 hanno il gozzo.

COME SI FA AD AUMENTARE LA PRESENZA DI IODIO NELLA NOSTRA DIETA?

Alcuni alimenti, quali ad esempio i crostacei, il pesce, le uova ed il latte sono ricchi di iodio, ma il contenuto è talmente variabile che studi specifici hanno dimostrato come la dieta abituale della popolazione italiana sia di fatto insufficiente a garantire il fabbisogno raccomandato. Infatti, il quantitativo di iodio presente negli alimenti di origine animale dipende dallo iodio assunto dagli animali attraverso l'alimentazione, rendendolo quindi estremamente mutevole.

Il modo migliore è quello di utilizzare, nell'ambito di una dieta sana e variata, il sale arricchito di iodio al posto del sale comune, che si trova in tutti i supermercati.

Data l'estrema volatilità dello iodio, è importante utilizzare il sale iodato “a crudo”, dal momento che il calore lo distrugge (ad esempio il sale utilizzato nell'acqua di cottura della pasta) e cercare di non abusare di alcuni alimenti che ne compromettono l'assorbimento come i cavoli, rape, rucola, ravanello, rafano, soia, spinaci, miglio, tapioca e lattuga».

Prima di assumere integratori a base di iodio, è bene rivolgersi all'endocrinologo.
Sono assolutamente da sconsigliare integratori a base di alghe ed affini che potrebbero addirittura danneggiare la tiroide.