CHE COS'È?

La malattia di Alzheimer rappresenta la forma più comune di demenza (60% dei casi circa) e attualmente in Italia si stimano circa 500mila casi (1).
Si manifesta con deficit di memoria episodica recente, che può essere associato ad altri disturbi cognitivi quali il disorientamento spazio-temporale, i disturbi del linguaggio, l’aprassia, il deficit delle funzioni esecutive.

QUALI SONO LE CAUSE E L’ITER DIAGNOSTICO?

La patogenesi della malattia di Alzheimer è multifattoriale, ovvero dovuta all’interazione tra fattori ambientali, patrimonio genetico, fattori metabolici. Nelle persone affette dall'Alzheimer l’interazione tra questi aspetti porta ad una degenerazione con caratteristiche tipiche delle cellule nervose che costituiscono l’encefalo, in alcune zone specifiche.
La diagnosi di certezza di malattia di Alzheimer è solo post-mortem (ovvero attraverso l’analisi microscopica del tipo di degenerazione delle cellule nervose), perciò nella pratica clinica si può fare una diagnosi “probabile” per malattia di Alzheimer, a seconda del quadro cognitivo-patologico che il paziente manifesta (2).
Per escludere disordini metabolici, infettivi o tossici che possono contribuire al declino della performance cognitiva, generalmente in fase diagnostica vengono eseguiti esami del sangue di routine per evidenziare la presenza di disturbi suscettibili di trattamento.
In linea di massima la diagnosi di malattia di Alzheimer è supportata dall’esecuzione di un esame di imaging cerebrale (es: TC del carnio) che mostra alterazioni tipiche della malattia, come l'atrofia cerebrale in zone specifiche, ed esclude altre cause di demenza.

COME SI MANIFESTA E QUAL È IL DECORSO DI MALATTIA?

L’esordio della malattia di Alzheimer è caratterizzato dall’insorgenza di disturbi cognitivi (es: difficoltà nel ricordare fatti recenti o a imparare nuove informazioni, disturbi del linguaggio, difficoltà nell’esecuzione di compiti complessi e nel ragionamento, episodi di disorientamento), la cui rilevanza progredisce gradualmente nel tempo.
Il decadimento cognitivo influisce sullo svolgimento delle attività della vita quotidiana, rendendo il paziente in un primo momento dipendente nelle attività più complesse e successivamente, con il passare dei mesi e degli anni, dipendente anche nelle attività di base della quotidianità.
Talvolta, a fianco del disturbo cognitivo, si possono manifestare disturbi del comportamento (es: irritabilità, allucinazioni, convinzioni errate, apatia, disturbi del sonno, etc), che andranno a seconda dei casi gestiti con strategie ambientali/comportamentali e/o terapia farmacologica.

QUAL È IL TRATTAMENTO?

Attualmente non esistono terapie che possano guarire la malattia di Alzheimer. Tuttavia, esistono alcuni farmaci che, soprattutto se utilizzati in fase precoce, possono rallentare il peggioramento di malattia.
Parallelamente si possono intraprendere terapie farmacologiche finalizzate al miglioramento dei disturbi del comportamento (vedi paragrafo precedente) associati alla demenza.
In considerazione dell’efficacia relativa dei farmaci e dei loro possibili effetti collaterali, è importante valutare e applicare anche la terapia non farmacologica, che si è dimostrata utile sia sulla sfera cognitiva, sia sul versante dei disturbi comportamentali. Fanno parte degli interventi non farmacologici la “Reality Orientation Therapy” (ROT), la terapia occupazionale, la musicoterapia/arteterapia e altri (3).

SI PUO PREVENIRE?

Per prevenire la malattia di Alzheimer non esistono strategie specifiche, ma si ritiene indicato seguire le accortezze che caratterizzano una vita sana ed equilibrata: svolgere una regolare attività fisica, seguire una dieta varia e ricca di verdure e frutta, controllare i fattori di rischio cardiovascolare, mantenersi il più possibile attivi sia fisicamente, sia mentalmente.

BIBLIOGRAFIA

  1. www.epicentro.iss.it
  2. Adams, Victor. Principi di Neurologia, il manuale. Ed. italiana McGraw-Hill.
  3. Sindrome Demenza. Diagnosi e trattamento. Linee guida consiglio sanitario regionale, regione Toscana. 2011-2015.