L'ANDROPAUSA

Non è semplice dare una definizione di andropausa chiara ed inequivocabile come quella dell’equivalente femminile, la menopausa. Mentre nella donna il calo ormonale è repentino e la scomparsa delle mestruazioni è un fenomeno evidente, nel maschio mancano segnali netti e la curva di discesa del testosterone è generalmente dolce, sintomatologicamente impercettibile e differisce fra soggetto e soggetto: inizia attorno ai 45 anni e può non avere effetti nitidi fino ai 70.

 

QUALI SINTOMI?  

  • una graduale perdita della massa magra ed aumento tessuto adiposo (che ha un metabolismo più lento, pertanto con l’avanzare dell’età il consumo calorico giornaliero diminuisce, esponendo al rischio di sovrappeso);
  • una riduzione della densità ossea (in genere meno grave rispetto alle donne, ma dipendente dalle caratteristiche individuali)
  • un aumento del rischio cardiovascolare
  • una deflessione del tono dell’umore
  • un graduale calo del desiderio sessuale e della potenza erettile: uno dei sintomi dell'andropausa che più frequentemente e precocemente porta a consultare un medico in merito       
      

COME SI DIAGNOSTICA?

Come procede l’andrologo per fare la diagnosi, in un paziente con un sospetto deficit androgenico, vale a dire con un sospetto di andropausa? È innanzitutto necessario dosare il testosterone sia totale che libero, e, a seconda dei casi, anche le gonadotropine ipofisarie, ossia gli ormoni che ne regolano la produzione, nonché la proteina SHBG che lo lega e ne inibisce la capacità di penetrare nelle cellule.

Ma la valutazione non può fermarsi qui, deve anche includere lo status glicometabolico e lipidico (glicemia ed eventualmente emoglobina glicata, colesterolemia, trigliceridemia, enzimi epatici) e la vitamina D.

A questo proposito: la sua insufficienza - oltre ad essere connessa al rischio di osteoporosi - provoca una disfunzione dell’endotelio vascolare. La sua carenza, come sottolinea un interessante studio clinico pubblicato nel 2016 che tratta l’argomento, è associata ai disturbi dell’erezione. In un articolo del 2017 si dimostra come, correggendo il deficit di vitamina D, migliorino anche i valori ormonali.

È necessario poi approfondire le eventuali problematiche prostatiche o infettive della zona urogenitale, la funzionalità tiroidea e le patologie cardiovascolari che possono essere sia fattori confondenti che cofattori nel quadro clinico.

È fondamentale anche considerare lo stile di vita: sedentarietà, sovrappeso, stress/ansia e fumo di sigaretta sono nemici della sessualità che non vanno sottovalutati o ignorati, pena il rischio di insuccesso della terapia.


COME AFFRONTARLA?

Il ventaglio è ampio e personalizzato. Si devono necessariamente correggere le problematiche mediche eventualmente riscontrate ed è utile agire anche su stili di vita poco sani. Se è stato riscontrato un deficit ormonale, attualmente sono disponibili numerose opzioni farmacologiche comode e di semplice utilizzo per ripristinare lo stato di benessere.

Quando è presente deficit erettile, i PDE5i (ben noto è il Viagra, capostipite di questi farmaci) trovano pratico impiego in sicurezza se non vi sono controindicazioni al loro utilizzo. Il paziente va poi monitorato nel tempo per confermare la risposta ai trattamenti, sulla base anche delle aspettative individuali e dell’età.