CHE COS'È L'EPILESSIA?

L’epilessia è stata descritta, fin dalla fine dell’Ottocento, come una disfunzione intermittente del sistema nervoso dovuta a una scarica eccessiva e disordinata del tessuto nervoso cerebrale. Tra i disturbi neurologici gravi, l'epilessia è uno dei più comuni.
È una malattia neurologica che si manifesta in molte forme diverse, ed è legata a molti pregiudizi, anche se non si tratta di una malattia mentale.

QUALI SONO LE CAUSE?

La crisi epilettica ha origine da una scarica abnorme di gruppi di cellule della corteccia cerebrale (neuroni) situati in qualsiasi parte del cervello.
Non è ancora stata completamente chiarita la ragione di questa scarica, anche se le cause più accreditate sono:

  • genetica nei casi di epilessia senza causa apparente:
  • danni cerebrali avvenuti alla nascita;
  • traumi;
  • malformazioni dei vasi cerebrali;
  • malattie infettive;
  • tumori;
  • ictus.

COME SI MANIFESTA?

I segni e i sintomi dipendono dalla parte del cervello in cui ha origine la scarica. 
In caso di crisi generalizzate, dette il Grande Male, si ha un'improvvisa perdita di coscienza, l'epilettico cade a terra, i suoi muscoli si contraggono, poi il corpo inizia a scuotersi con violenza, a volte si morsica la lingua e urina. Al termine si ha uno stato di completo rilassamento e di incoscienza. Il tutto dura alcuni minuti, mentre il periodo di incoscienza successivo alla crisi può durare ore. Al risveglio non ricorderà nulla.

In caso di crisi di assenza, dette il Piccolo Male, spesso il paziente non è consapevole. A un osservatore esterno, sembra che il soggetto “s'incanti”, perché all'improvviso l'epilettico fissa lo sguardo in un punto e, se stava parlando, smette di colpo. A volte il paziente muove le palpebre o il viso o accenna a masticare. Queste crisi sono di breve durata.

In caso di crisi parziali, i sintomi variano a seconda della localizzazione della lesione. L'epilettico può muovere la testa e metà del corpo, oppure può non vederci più o vedere come dei lampi di luce. Altre volte il paziente sente dei formicolii e intorpidimenti di alcune zone del corpo.
Possono verificarsi crisi complesse, caratterizzate da un sintomo iniziale che può essere, ad esempio, un movimento involontario o un’allucinazione tipo “déjà vu”, a cui seguono movimenti automatici involontari e il paziente perde il contatto con l’ambiente circostante.

QUALI SONO LE TERAPIE POSSIBILI?

La visita dal neurologo è il primo passo da compiere per valutare la storia clinica e individuare di quale forma di epilessia soffra il paziente, tra le molte esistenti. Occorre inoltre eseguire un elettroencefalogramma e indagini neuroradiologiche mirate per definire la diagnosi.

Circa il 70% delle crisi può essere controllata con i farmaci antiepilettici; a volte un solo farmaco è sufficiente, in altri casi occorre assumere più farmaci per ottenere un risultato soddisfacente.
Individuare la giusta terapia farmacologica è essenziale, perché alcuni prodotti agiscono meglio su alcuni tipi di epilessia, rispetto ad altri. I farmaci più utilizzati sono il fenobarbital, la carbamazepina, la fenitoina, il valproato, il levetiracetam, la lamotrigina, il topiramato.

Per quei pazienti che non rispondono ai farmaci, è possibile tentare una terapia chirurgica per rimuovere la zona del cervello da cui partono le scariche epilettiche. Non sempre però questa zona è ben definita e in questo caso non si può procedere chirurgicamente.