CHE COSA FARE QUANDO SI DECIDE DI INTERROMPERE LA GRAVIDANZA?

Quando una donna decide di interrompere la gravidanza deve, come prima cosa, farsi fare uno specifico certificato medico. Questa certificazione è il primo passo necessario per accedere poi all'intervento vero e proprio.
La certificazione di interruzione di gravidanza deve semplicemente accertare lo stato e l'epoca di gravidanza, la volontà della donna di non portarla a termine, anche dopo aver esaminato le cause della decisione e la possibilità di un ripensamento.
ll certificato può essere compilato dal medico del consultorio familiare, o dal medico di una struttura sanitaria abilitata o dal ginecologo di fiducia

QUANDO SI PUÒ ESEGUIRE L'IVG?

L'interruzione volontaria di gravidanza può essere eseguita entro 12 settimane + 6 giorni di gestazione.
Tale epoca si calcola basandosi sulla data dell'ultima mestruzione, ma deve avere un riscontro clinico ed ecografico.
Se al momento della certificazione si ravvisa di trovarsi vicini alla data di scadenza dei termini, si deve fare una certificazione d'urgenza, in caso contrario si rilascia ugualmente la certificazione, firmata sia dalla donna che dal medico, nella quale la si invita a soprassedere per 7 giorni, prima di rivolgersi alle sedi autorizzate per l'esecuzione dell'intervento.

CHE COSA DICE LA LEGGE SULL'INTERRUZIONE VOLONTARIA DI GRAVIDANZA?

La richiesta d'interruzione volontaria di gravidanza è regolamentata dalla legge 194 emanata nel 1978, che riconosce tale diritto alla donna e stabilisce le modalità e le condizioni d'accesso.
La legge rientra nei diritti fondamentali e inviolabili della persona (diritto all'autodeterminazione e diritto alla salute, tutelati dagli articoli 2 e 32 della Costituzione) e nel diritto alla procreazione cosciente e responsabile, garantito dallo Stato, ma specifica che l'interruzione volontaria di gravidanza non è un metodo contraccettivo e che vanno promosse tutte le iniziative per evitare che sia utilizzata per la limitazione delle nascite, quindi informazioni e prescrizione di metodi contraccettivi sicuri.

La legge prevede anche una deroga, ovverosia la possibilità di violare l'obbligo giurico tramite l'obiezione di coscienza (articolo 9 della legge 194 del 1978). Questa obiezione dovrebbe limitarsi all'esecuzione delle procedure che provocano l'interruzione della gravidanza, non esonora all'assistenza antecedente e successiva all'intervento: non esonora dunque dall'emanazione del certificato.

QUALI METODI ESISTONO PER L'IVG FARMACOLOGICA?

In seguito all'autorizzazione al commercio in Italia del mifepristone, anche noto come Ru486, da parte dell'Aifa, agenzia italiana del farmaco, nel dicembre 2009, anche in Italia, dal 2010, si esegue l'interruzione di gravidanza con metodo farmacologico. 
L'aborto farmacologico è provocato dall'assunzione di due farmaci in giorni diversi.
Si può fare entro la settima settimana di gravidanza (49 giorni).
Il primo farmaco è il mifepristone (o Ru486) che blocca l'attività del progesterone, l'ormone che consente l'impianto e il proseguimento della gravidanza nelle prime settimane.
Il mifepristone provoca l'espulsione del prodotto del concepimento in una piccola percentuale di casi (circa il 10%).
Il mifepristone viene somministrato sotto forma di compresse (tre compresse pari a 600 mg).
Tale somministrazione viene eseguita nella struttura ospedaliera alla quale la donna si è rivolta, dopo aver ottenuto la certificazione, e dopo che sono state espletate tutte le pratiche relative all'accettazione e al ricovero (compilazione di cartella, esecuzione di esami ematochimici comprendenti almeno il gruppo sanguigno, firma dei consensi).
Dopo l'assunzione del farmaco, la paziente torna a casa.
Si ripresenterà dopo due giorni per il controllo.
In questo intervallo di tempo potranno comparire perdite di sangue e crampi uterini. 
Alla mattina del terzo giorno, il controllo ecografico valuterà se vi è stata o no espulsione del prodotto del concepimento.
In caso negativo, la paziente verrà ricoverata e verrà somministrato per via vaginale il secondo farmaco, cioè la prostaglandina.
Nella maggioranza dei casi avverrà la totale espusione entro tre ore, e, eseguito il controllo, la paziente potrà essere dimessa. Viene raccomandato il controllo in ospedale dopo due o tre settimane.
Il ricorso a questa metodica è in costante crescita, l'incidenza delle complicanze è più bassa della metodica chirurgica e i costi per la sanità sono inferiori.

QUANDO SI PREFERISCE L'IVG CHIRURGICA?

Va riservata ai casi che superano la settima settimana, fino a 12 settimane + 6 giorni (90 giorni). 
Viene eseguita generalmente in anestesia generale e richiede il ricovero di un giorno.
Si utilizza il metodo Karman, con dilatazione chirurgica del canale cervicale, fino al diametro necessario per introdurre la cannula che eseguirà l'aspirazione del contenuto uterino.
Fa parte della preparazione all'intervento l'applicazione in vagina di prostaglandina, che favorirà la dilatazione del canale cervicale, rendendo meno traumatica e più agevole la dilatazione chirurgica.
Questa metodica è gravata da maggiori rischi per la paziente ed è più costosa per la struttura sanitaria che la esegue.

QUANDO SI PREFERISCE L'IVG FARMACOLOGICA?

L'ivg farmacologica è la metodica raccomandata dall'Organizzazione mondiale della sanità
Mentre il numero totale delle ivg è in costante diminuzione, dal 1983 (233mila casi) al 2014 (97.535 casi), aumenta invece il numero delle ivg eseguite con metodo farmacologico.
Nel 2011  erano il 6.7%, nel 2012 il 8.5% e nel 2013 il 9.7% del totale delle ivg. 
Tale metodica presenta numerosi vantaggi per la salute della donna (meno rischi, si interviene prima) e per i costi della sanità.