CHE COS'È IL GLAUCOMA?    

Il glaucoma, o meglio i glaucomi, sono un gruppo di patologie caratterizzate da una perdita progressiva delle cellule ganglionari retiniche associata a un caratteristico deficit funzionale e ad altrettanto tipiche alterazioni della testa del nervo ottico.
La malattia è insidiosa, e se non viene diagnosticata e curata precocemente, può portare alla cecità o comunque a una grave compromissione visiva in mancanza di sintomi avvertibili dal paziente.    
Il glaucoma è la prima causa di cecità irreversibile al mondo.

QUALI SONO LE ALTERAZIONI CARATTERISTICHE?    

La prima consiste nella pressione intraoculare elevata, cioè tono oculare uguale o maggiore di 22 milllimetri di mercurio (mmHg).
L’escavazione atrofica della papilla ottica è la seconda alterazione tipica del glaucoma e consiste nella perdita delle cellule ganglionari retiniche che costituiscono il nervo ottico. Da ciò deriva la riduzione una riduzione della capacità di vedere oggetti o persone che si trovano al di fuori del punto di fissazione, localizzati cioè in quella porzione di spazio che il nostro occhio percepisce intorno al punto di fissazione.

ESISTONO DELLE PREDISPOSIZIONI?    

Anzitutto va ricordata l’età: il glaucoma è più frequente a partire dai 40 anni.
Ecco perché è importante fare una visita specialistica oculistica a questa età ripeterla almeno ogni due anni.    
Altri fattori di rischio sono la familiarità (parenti più o meno prossimi con la stessa patologia), la miopia elevata e l’ipertensione oculare (pressione oculare superiore ai 21 mmHg senza alterazioni della papilla ottica e del campo visivo).

LA DIAGNOSI

Il glaucoma cronico spesso non presenta sintomi, e anche in fase avanzata: la vista può essere eccellente.
È solo attraverso una visita specialistica oculistica che è possibile fare una diagnosi accurata e precoce della malattia.
La precocità è fondamentale per evitare che si instaurino danni anatomici e funzionali (perdita di vista) irreversibili. L’esame oculistico di base comprende la valutazione del bulbo oculare, l’esame del fondo oculare e la misurazione della pressione intraoculare (tonometria).

Altri eventuali approfondimenti sono la curva tonometrica (rilevazione della pressione intraoculare in varie ore della giornata), la pachimetria (misurazione dello spessore della cornea), la perimetria computerizzata (esame del campo visivo) e la valutazione quantitativa della papilla ottica e dello strato delle fibre nervose retiniche (mediante polarimetria, tomografia etc.).

IL GLAUCOMA SI PUÒ CURARE?    

Se diagnosticato precocemente è possibile controllare la progressione della malattia verso la cecità, ma è impossibile recuperare quella parte di funzione visiva già persa.     
L’efficacia del trattamento medico o chirurgico varia a seconda dello stadio evolutivo del glaucoma.    
Il primo approccio consiste in una terapia farmacologica che abbassa la pressione intraoculare e la mantiene bassa nel tempo. I colliri hanno una buona efficacia e sono sostanzialmente ben tollerati. Per avere buoni risultati è necessario seguire scrupolosamente le indicazioni  (instillazione continuativa, rispetto degli orari) e informare l’oculista di eventuali effetti collaterali per cambiare farmaco.    
Il trattamento laser, poco invasivo, è eseguito in ambulatorio e permette di abbassare ulteriormente la pressione intraoculare. Purtroppo l’efficacia non è costante nel tempo e, a distanza di 5 anni, il trattamento diviene insufficiente all’incirca nel 50% dei casi.    
L’intervento chirurgico permette di ottenere un maggiore abbassamento della pressione intraoculare e per un tempo più lungo. Tuttavia l’intervento espone il paziente a infrequenti, ma possibili, complicanze postoperatorie che impongono un attento controllo specialistico.
In linea generale va sottolineato che, grazie all'efficacia ipotonizzante dei nuovi farmaci, si è notevolmente ridotto il numero dei pazienti che necessitano del trattamento chirurgico.

QUALE APPROCCIO DEVE AVERE IL PAZIENTE CON LA MALATTIA?

Una volta diagnosticato, il glaucoma generalmente non pone il paziente di fronte a rischi di perdita visiva immediata, in quanto la malattia è a lenta evoluzione.    
La diagnosi precoce è però fondamentale, poiché se il glaucoma è diagnosticato già in fase molto avanzata, il rischio di ulteriore evoluzione peggiorativa, anche a breve termine, è molto maggiore.


Il paziente affetto da glaucoma deve essere consapevole fin dall’inizio di avere una malattia oculare importante, potenzialmente invalidante a lungo termine, che richiede una totale collaborazione con il medico oculista. Se si instaura questo rapporto ottimale e se il paziente è scrupoloso nel gestire la propria malattia, vi sono buone possibilità che venga raggiunto lo scopo principale della terapia, che è quello di mantenere una qualità della vita adeguata alle necessità del paziente.