L’incontinenza urinaria è stata definita come “qualunque perdita involontaria di urina” e rappresenta un importante problema socio-economico-igienico.
Ne soffre il 25-30% della popolazione femminile adulta, con un aumento progressivo a partire dai 35 anni.

QUALI SONO LE CAUSE DELL’INCONTINENZA URINARIA?

L’incontinenza urinaria femminile può essere originata da diversi fattori, a causa dei numerosi meccanismi anatomici e fisiologici che concorrono al mantenimento della continenza nella donna e alle molteplici condizioni fisiologiche (gravidanza, parto, menopausa) che possono agire su questi meccanismi.

I principali fattri di rischio sono l’età, il numero di gravidanze e di parti vaginali, un alto peso del neonato, la presenza di prolasso vaginale, l’obesità, la tosse cronica in pazienti con bronchite cronica, il fumo di sigaretta, la fibrosi cistica, la pratica intensiva di sport che richiedono salti o forti spinte addominali (alcune forma di danza, salti in atletica, trampolino), le attività lavorative pesanti, la menopausa.

QUALI SONO I SINTOMI?


Incontinenza da sforzo: si manifesta in occasione di aumenti della pressione addominale (colpi di tosse, starnuti, sollevamento pesi, salti, esercizi fisici) e la perdita urinaria varia da lievissima a severa. Questo tipo di incontinenza è particolarmente correlato alla gravidanza, al trauma ostetrico e alle modificazioni pelviche associate alla menopausa e all’età senile. 

Incontinenza da urgenza: consiste in una perdita di urina in seguito a una forte e incontrollabile urgenza minzionale in conseguenza di contrazioni involontarie. La perdita di urina avviene per un’imperiosa necessità minzionale che non permette di arrivare in bagno prima della fuga di urina. Le cause delle contrazioni possono essere neurologiche (sclerosi multipla, esiti di stroke, lesioni midollari), oppure possono derivare  da patologie infettive, calcolosi o tumori vescicali, corpi estranei.  In molti casi questa iperattività non ha una causa precisamente individuabile.

Incontinenza mista: si associano i sintomi dell’incontinenza da sforzo e dell’incontinenza da urgenza.

 

DIAGNOSI 

L’iter diagnostico si fonda su un'anamnesi molto accurata, strutturata e finalizzata e evidenziare tutti i possibili fattori di rischio e a ottenere una dettagliata descrizione dei sintomi (frequenza minzionale, circostanze in cui avviene la perdita, impatto sulla qualità di vita).

Un utile strumento diagnostico è il diario minzionale, cioè la registrazione delle abitudini minzionali della paziente nell’arco di 24 ore, ripetuta per 4-5 giorni.

L’esame obiettivo uroginecologico valuta il trofismo delle mucose genitali, gli esiti dei traumatismi ostetrici e/o della pregressa chirurgia, l’eventuale presenza di prolasso genitale, lo stato dei genitali interni, il grado di mobilità uretrale e altri parametri.

La diagnostica strumentale si avvale di indagini ecografiche, utili per avere informazioni sia anatomiche che funzionali, e dell’esame uro-dinamico, che ha lo scopo di fornire una diagnosi fisiopatologica della condizione della paziente.

Spesso l’approccio diagnostico di primo livello, basato sull’inquadramento clinico, può essere già sufficiente per una diagnosi e quindi per un primo approccio terapeutico.

Il ricorso alle indagini di secondo livello va riservato ai casi più complessi, alle recidive  e ai casi che meritano un trattamento chirurgico.

COME SI CURA L’INCONTINENZA?

Il primo approccio terapeutico consiste nella correzione o nell’eliminazione dei fattori di rischio identificati con l’anamnesi (ad esempio, riduzione del peso corporeo, della tosse cronica ecc.) o dei fattori che possono peggiorare l’incontinenza (atrofia genitale, infezioni delle vie urinarie).

La terapia dovrà essere il più possibile personalizzata sulla singola paziente, e può contare su risorse farmacologiche (per le forme di incontinenza da urgenza) come i farmaci antimuscarinici, oppure su terapie di riabilitazione perineale (per tutte le forme) e chirurgiche (per le forma di incontinenza da sforzo).