IL PROBLEMA   

Si definisce infertilità la mancanza di concepimento dopo 12 mesi di rapporti non protetti e con adeguata frequenza.
Nei paesi industrializzati il problema riguarda circa il 15-20% delle coppie. In passato si riteneva che tale situazione fosse principalmente legata a cause femminili. Attualmente è dimostrato che il fattore maschile è presente in almeno il 50% dei casi.  L’infertilità può essere curata: il primo passo consiste in un’accurata diagnosi, attraverso la quale sarà possibile  impostare il piano terapeutico più adeguato per risolvere il problema.
I dati pubblicati dall'Istituto Superiore di Sanità e raccolti dal Registro Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assisita sono i seguenti:

  • infertilità maschile: 29,3%
  • infertilità femminile: 37,1%
  • infertilità maschile e femminile: 17,6%
  • infertilità idiopatica: 15,1%
  • fattore genetico: 0,9%

LA DIAGNOSI   

È compito dell’andrologo sia individuare l’eventuale “contributo” maschile nell’infertilità della coppia, sia stabilire un preciso percorso diagnostico che ne quantizzi il grado e ne identifichi, quando possibile, le cause.
Nella prima visita si indaga se il paziente ha avuto problemi di criptorchidismo in età pediatrica (mancata o non completa discesa dei testicoli nella sacca scrotale), se ha avuto un normale sviluppo puberale, se ha subito traumi all’apparato genitale o ha contratto una parotite complicata con un’orchite; va indagata inoltre l’attività lavorativa e fisica, lo stile di vita, l’eventuale abuso di alcool o di sostanze stupefacenti.          
L’esame obiettivo della regione genitale è altrettanto importante e prevede la valutazione dei testicoli (e la ricerca di un eventuale varicocele), degli epididimi e del primo tratto dei deferenti, del pene, della prostata e vescicole seminali.   

Il medico andrologo può prescrivere inoltre alcuni esami di laboratorio:

  • analisi del liquido seminale (spermiogramma) che permette di conoscere il numero, la motilità e la morfologia degli spermatozoi;          

  • esami microbiologici (spermiocoltura, urinocoltura);          

  • profilo ormonale (dosaggio delle gonadotropine, testosterone, prolattina, TSH);          

  • ecografia scrotale con doppler dei funicoli spermatici per valutare la presenza di varicocele o di altre alterazioni testicolari;

  • ecografia prostatica transrettale per diagnosticare un’eventuale agenesia delle vescichette seminali e dei vasi deferenti, patologie prostatiche quali prostatite, ascesso prostatico, ipertrofia prostatica oltre che forme ostruttive acquisite delle vie seminali.

CAUSE DELL’INFERTILITÀ    

Le principali cause che possono provocare l’infertilità sono:

  • varicocele: dilatazione delle vene dello scroto che può interferire con la produzione degli spermatozoi innalzando la temperatura del testicolo. Il varicocele si cura con l’intervento chirurgico. L’intervento dovrebbe essere eseguito non appena si rileva il disturbo; il varicocele infatti influisce sulla fecondità molto gradualmente, per cui prima si interviene e minori sono i rischi per la fertilità. È un’operazione molto semplice, che richiede un solo giorno di ricovero e che consiste nell’asportazione della vena dilatata mediante un taglio all’altezza dell’inguine;         

  • criptoorchidismo: è un difetto congenito che consiste nella mancata o incompleta discesa di uno o di entrambi i testicoli dello scroto. L’intervento è l’orchidopessi, ovvero il riposizionamento del testicolo nella sua sede, e richiede il ricovero ospedaliero;           

  • infezioni: le forme infiammatorie non curate, se si cronicizzano, possono provocare l’infertilità e a volte anche la sterilità. Infezioni provocate da malattie veneree come la gonorrea e sifilide o da altre malattie sessualmente trasmesse (Clamidia) possono determinare l’ostruzione del canale (dotto deferente) che va dal testicolo alla vescicola seminale;

  • insufficienza ormonale: la produzione degli spermatozoi può non avvenire normalmente se l’ipofisi (la ghiandola situata alla base del cervello) non secerne ormoni in quantità sufficiente. Questo deficit ormonale prende il nome di ipogonadismo ipogonadotropo;           

  • anomalie genetiche: negli ultimi anni sono state scoperte anomalie costituzionali in grado di determinare la totale assenza di spermatozoi o la produzione di un numero di spermatozoi insufficiente al concepimento;

  • obesità: benché non vi sia un legame diretto tra obesità e fertilità, diversi studi mostrano una modificazione della sfera ormonale legata all’aumento della massa corporea. In particolare, il testosterone totale, quello libero e le globuline che legano gli ormoni, sembrano diminuire se la massa corporea grassa aumenta; 

  • fumo: la concentrazione di spermatozoi nei fumatori è in media più bassa rispetto ai non fumatori di circa il 13-17%, anche se questo fattore non è direttamente correlato con una diminuita fertilità;    

  • età: anche per il maschio, come per la donna, l’età ha importanza. Se è vero che per il maschio non assistiamo a un declino rapido e marcato della spermatogenesi, sembra che più l’uomo si allontana dalla terza decade di età, più tempo è necessario alla sua partner per concepire.

LA TERAPIA FARMACOLOGICA      

Se il problema portato non è legato alla presenza di varicocele o al criptorchidismo, il primo passo è una terapia farmacologica basata sull’utilizzo di gonadotropine e antiossidanti. L’obiettivo del trattamento è raggiungere le migliori condizioni possibili per quello che riguarda la spermatogenesi e la qualità del seme. La durata della terapia dipende dal quadro clinico del paziente (da 3 a 6 mesi).

TECNICHE DI PROCREAZIONE ASSISTITA

L’eventuale approccio alle tecniche di procreazione assistita dal punto di vista andrologico va preso in considerazione principalmente quando, pur in presenza di una migliorata qualità del seme, la coppia non raggiunge comunque l’obiettivo della gravidanza in un arco di tempo ragionevole, oppure se sono falliti i tentativi di miglioramento della qualità del seme o ancora se non ci sono reali prospettive terapeutiche di miglioramento della fertilità maschile.

ALCUNI CONSIGLI PER LA PREVENZIONE        

Si stima che in Italia il 40% dei giovani tra i 18 e i 30 anni abbia problemi di fertilità. La Società di Andrologia e Medicina della Sessualità puntualizza l’importanza di alcune regole:    

  • non fumare;

  • non fare uso di droghe né abuso di alcool;        

  • mangiare sano e controllare il peso;      

  • evitare i rapporti occasionali e usare il preservativo;   

  •  mantenere una corretta igiene intima;

  • rinunciare a indumenti troppo stretti;

  • dopo i 18 anni effettuare un controllo preventivo presso un andrologo.