QUAL È LA DIFFERENZA TRA INVIDIA E GELOSIA?

Invidia e gelosia sono sentimenti tormentosi e penosi, per lo più censurati da un punto di vista culturale e morale, che possono affliggere in misura diversa un gran numero di persone di ogni età e condizione. 

Per il senso comune l’invidia (dal lat. in-videre, guardar male) consiste nella scontentezza che si prova nel vedere un bene desiderato per sé ma riservato agli altri – ovverosia l’infelicità per la felicità altrui –, mentre la gelosia (dal greco zelos, emulazione) consiste nel timore di veder insidiata la propria felicità da parte di un rivale (in questo senso la gelosia si distingue chiaramente dalla comune possessività). 

Tuttavia, spesso invidia e gelosia appaiono intrecciate, tanto che può essere difficile distinguere chiaramente quale sia l'affetto dominante e come di conseguenza modificarlo o attenuarlo.

Da queste definizioni si trae l’indicazione che mentre l'invidia rimanda all'emozione della tristezza, la gelosia rimanda invece all'emozione della paura. Per questo motivo, la gelosia è stata più facilmente studiata dalla psicoanalisi, in relazione a una vasta gamma di disturbi nevrotici a sfondo ansioso, e ricollegata da Freud alle sue radici infantili rappresentate dal complesso edipico, lo scenario fantasmatico in cui  durante l'infanzia si sperimentano i primi conflitti di amore e odio verso le figure familiari, provocati appunto dalla rivalità per l’uno o l’altro dei genitori. 

Successivamente, grazie al lavoro di un’altra importante psicoanalista, Melanie Klein, si è compreso il legame dell’invidia con disturbi mentali più gravi e invalidanti, in particolare la depressione, a partire dal trauma da svezzamento del lattante, che si vede negato il possesso del seno materno. E’ diventato quindi possibile comprendere anche l’intreccio tra questi due affetti, in quanto, laddove la gelosia è mista a invidia, essa risulta altamente perniciosa per la salute mentale.

QUALI SONO LE CAUSE DI INVIDIA E GELOSIA?

Guardando ai fenomeni, la principale differenza tra invidia e gelosia sta nel fatto che mentre nell’invidia in primo piano è una sola persona, quella che invidiamo, nel caso della gelosia sono presenti due persone, la persona amata e il rivale, verso cui si provano sentimenti contrapposti

L’invidia è dunque un affetto di natura duale (implica solo un’altra persona oltre a chi la prova), e non triadica come la gelosia; se però è la stessa persona amata che si nega per concedersi a un rivale, allora invidia e gelosia possono intrecciarsi l’una all’altra in un complesso difficile da sciogliere. In tal caso, all’amore per la persona amata comincia a mischiarsi l’odio per il tradimento (in realtà o in fantasia), il che trasforma inesorabilmente la gelosia in una passione funesta, come insegna l’Otello shakespeariano. 

La gelosia, inoltre, tende a manifestarsi in relazione all’altro, con parole o azioni, e ha talvolta la funzione di proteggere l’individuo dal senso di colpa per i propri desideri di tradimento del partner; viceversa, l’invidia spesso viene celata e vissuta in solitudine; tuttavia questo può portare talvolta l’individuo invidioso ad attaccare violentemente gli altri e lo stesso bene desiderato, in modo da trovare un sollievo temporaneo al proprio disagio.

La psicoanalisi spiega l’invidia a partire dall’originaria contrapposizione tra due pulsioni fondamentali, Eros  (amore) e Thanatos (morte); l’invidia vera e propria – da non confondersi quindi con sentimenti più blandi come l’ammirazione o anche l’ambizione – è in tal senso espressione del desiderio di distruggere (Thanatos appunto) qualcosa di buono che si desidera, mentre la gelosia rimanda invece alla paura di distruggere qualcosa di buono che si possiede, per via dell’ambivalenza affettiva (amore e odio) che si prova per la persona amata. 

INVIDIA E GELOSIA IN PSICOANALISI

La psicoanalisi ha individuato due particolari forme di invidia: la più nota – e discussa  – invidia del pene (Freud), consistente nel desiderio narcisistico della bambina di possedere il pene come i maschi, nel rancore e nella delusione verso la madre per il fatto di non averla dotata di tale organo e nell’ostilità per chi lo possiede; e la meno nota – ma altrettanto radicale – invidia del seno (Klein), secondo cui il neonato, quale che sia il suo sesso, invidia la madre (che pure ama) per la sua capacità di generare e nutrire e, in seguito, invidia e cerca di distruggere gli aspetti buoni propri e altrui. 

A partire da queste scoperte, molti psicoterapeuti di orientamento analitico hanno potuto rilevare come la presenza di invidia determini serie difficoltà psicologiche, non solo da un punto di vista psicosessuale, come mostrato da Freud, ma anche da un più ampio punto di vista cognitivo, affettivo e relazionale.

INVIDIA E GELOSIA: COME COMBATTERLE?

Poiché l’invidia si radica con tutta probabilità nelle esperienze più arcaiche dell’individuo, la sua presenza e la sua resistenza psicologica richiedono sempre una cura piuttosto prolungata nel tempo. L’invidia, infatti, non solo può avere effetti macroscopici sulla vita quotidiana delle persone, ma invadere anche campi originariamente immuni, come il lavoro o lo studio, o ancora le relazioni in senso lato, finendo per inquinare e alla fine distruggere la capacità dell’individuo di provare empatia e stabilire legami con gli altri. 

Mentre infatti la gelosia è per lo più riconosciuta consapevolmente e in quanto tale provoca sofferenza diretta nell’individuo, l’invidia risulta più spesso mascherata e proteiforme, proprio perché essa suscita colpa e vergogna anche in chi la prova. Essa però si può annidare in tutte quelle forme di sofferenza e disagio in cui l’individuo si sente fortemente svalutato e umiliato dalla fortuna e dalla felicità altrui, ovvero tradursi in preoccupazioni di tipo ipocondriaco, per il timore di avere “dentro di sé” qualcosa che non va. Come hanno intuito spesso scrittori e poeti, infatti, l’invidia, essendo un affetto distruttivo, è in ultima istanza autodistruttiva: proprio perché tende ad autoalimentarsi, finisce per arrivare ad attaccare la capacità di amore e di pensare anche di chi la prova. 

Per questo motivo il trattamento dell’invidia – e della gelosia in particolare se mista a invidia  – richiede appunto una psicoterapia psicodinamica intensiva, in cui l’individuo possa essere aiutato a riconoscere in sé questo sentimento sconvolgente, comprendendone progressivamente l’estensione e le dinamiche, al fine di “apprendere dall’esperienza” a contenere e ridurre il suo impatto nocivo grazie alla elaborazione del lutto per il bene perduto e alla rinnovata capacità di costruire legami affettivi utilizzando l’altra potente pulsione umana, l’Eros.

 

BIBLIOGRAFIA

FARBER L.H. et al. (1994), L’invidia. Tr. it. Bollati Boringhieri, Torino.

FREUD S. et al. (1994), La gelosia. Tr. it. Bollati Boringhieri, Torino.

KLEIN M. (1957), Invidia e gratitudine. Tr. it. Giunti, Firenze 2012.