CHE COS'È LA DEPRESSIONE?

Con il termine “depressione” vengono oggi indicate differenti condizioni.

Il sintomo depressione rappresenta un abbassamento (deflessione) del tono dell’umore associato a un venir meno dello slancio vitale; il dolore non si attenua col passare del tempo, sembra esagerato in rapporto al presunto evento scatenante, o inappropriato o non collegato ad alcuna causa evidente.

Il termine “depressione” può essere utilizzato nella connotazione della sindrome depressiva, ove certamente il nucleo portante del quadro clinico resta l’umore deflesso.
A esso si accompagna una costellazione di sintomi che investono l’area emotivo-affettiva (sentimenti di colpa, inadeguatezza e/o rovina), quella neurovegetativa (alterazione del ritmo sonno-veglia, dell’alimentazione, del peso corporeo), l’attività psicomotoria (rallentamento/agitazione, senso di vuoto mentale, difficoltà nell’espressione verbale e alterazione della mimica) e, infine, la cognitività (alterazione dell’attenzione, della capacità di concentrazione, della memoria).

Il quadro psicopatologico è caratterizzato da una globale perdita di vitalità, che si manifesta in ogni ambito della vita del soggetto ed è spesso oggettivamente osservabile, anche nell’espressione del volto. Si presenta come un sentimento di malinconia e indifferenza: il paziente riferisce l’incapacità di provare emozioni e sentimenti adeguati.

La depressione può comparire in conseguenza a molti e diversi stimoli (eventi di vita, malattie mediche, assunzione di farmaci o sostanze ad azione psicotropa) e in questo caso viene considerata un problema di adattamento, oppure costituire una fase di una malattia dell’umore.

LE CARATTERISTICHE DELLA DEPRESSIONE

Le caratteristiche fondamentali sono:

  • circadianità: la deflessione dell’umore è soggetta a fluttuazioni, spesso con ritmi giornalieri di tipo circadiano; tipicamente si verifica un peggioramento della condizione nelle prime ore della giornata e un modesto sollievo nelle ore serali. Queste oscillazioni dell’umore costituiscono un aspetto peculiare della malattia;
  • fasicità: tipicamente la depressione è fatta di episodi o fasi, ovvero nel corso della vita chi ha avuto un episodio, ma soprattutto chi ne ha avuti due, è propenso ad averne altri, dello stesso tipo, manifestazione della stessa suscettibilità. esattamente come l’allergia che stagionalmente torna, dopo un periodo di completo benessere lungo stagioni o magari anni, anche la depressione può tornare. Per questo è importante pensare alla terapia della depressione sia come ad un problema di cura della fase di malattia, ma anche come ad un problema di prevenzione delle ricadute.

Inoltre sono presenti ulteriori sintomi:

  • i sintomi della sfera emotivo-affettiva comprendono una sorta di amplificazione del vissuto emotivo negativo relativamente a ricordi del passato o a fatti della vita quotidiana; viene a mancare la capacità di provare gioia, di rallegrarsi e di provare piacere in risposta a situazioni o fatti un tempo trovati gradevoli. Questo può tradursi nella dichiarazione del paziente di ”non esser più in grado di provare sentimenti”. Non è raro il rilievo di una condizione di ansia che viene descritta come un’opprimente senso di incombente minaccia;
  • i sintomi cognitivi si concretizzano nella lamentela del soggetto di una compromissione della capacità di pensare, concentrarsi, prendere decisioni o ricordare avvenimenti passati. Non solo l’aspetto formale, ma anche il contenuto del pensiero diventa “patologico”: esso è centrato sulla sensazione di malessere e aderisce in modo acritico all’interpretazione negativa della realtà, tutto viene vissuto e spiegato in termini pessimistici. La distorsione del pensiero comporta un senso di svalutazione o di colpa che può includere valutazioni negative sul proprio valore o ruminazioni su piccoli errori del passato.
  • Nell’ambito delle alterazioni cognitive rientrano anche pensieri di morte, ideazione suicidaria o tentavi di suicidio che possono derivare dalla convinzione del paziente che gli altri starebbero meglio se egli morisse o essere considerati come una via di fuga dallo stato di profondo malessere;
  • i sintomi neurovegetativi costituiscono un elemento essenziale e riguardano l’alterazione della sfera alimentare (perdita oppure aumento dell’appetito con la ricerca di cibi dolci o altri carboidrati, cui si accompagna rispettivamente un calo o un aumento ponderale importanti); l’alterazione del ritmo del sonno (tipica insonnia centrale o terminale, può esser presente anche insonnia iniziale, meno frequente l’ipersonnia); l’alterazione della sfera sessuale (riduzione significativa di interesse o desiderio sessuale);
  • i sintomi psicomotori si concretizzano generalmente nel rallentamento motorio, mimico e gestuale, nello svolgimento di una qualsiasi attività,che in genere accompagna il rallentamento psichico, rilevabile attraverso l’eloquio. L’alterazione psicomotoria può manifestarsi anche attraverso l’agitazione: il paziente può essere irrequieto, afflitto da una pervasiva inquietudine interna, incapace di rimanere seduto. Sono comuni: riduzione dell’energia, astenia, e sensazione di fatica e stanchezza.

COME SI CURA LA DEPRESSIONE?

La depressione si cura con una terapia farmacologica mirata, sostanzialmente composta da antidepressivi. Gli antidepressivi vanno iniziati gradualmente, non si dà subito il dosaggio pieno, che solitamente si raggiunge in 2-3 settimane.

Il beneficio si manifesta solitamente dopo circa 4-6 settimane, e con un miglioramento soprattutto sulla seconda parte della giornata, e successivamente su tutto l'arco giornaliero. Va sottolineato che, utilizzando una parallelismo con gli antibiotici, come questi ultimi risolvono tutti i sintomi della polmonite, dalla tosse alla febbre, anche gli antidepressivi agiscono su tutto il quadro clinico, dalla tristezza all'insonnia. Non è quindi opportuno associare ansiolitici a farmaci per l'insonnia in modo sistematico nella terapia di questo problema.

Il farmaco va mantenuto anche dopo che è stato raggiunto il benessere, solitamente per un periodo di tempo che va dai 6 ai 12 mesi e che si chiama  periodo di mantenimento. Successivamente, sulla base di una serie di valutazioni cliniche fatte con il proprio curante, il farmaco potrà essere sospeso o si potrà optare per un mantenimento, magari a basso dosaggio. In questo caso il mantenimento diventa una terapia di stabilizzazione e di prevenzione di nuovi episodi depressivi.

Esistono varie tipologie di antidepressivo, ed è cura dello psichiatra individuare la tipologia più adatta al problema specifico.