PREVENZIONE, DI COSA SI TRATTA?

La “prevenzione” in campo medico è un insieme di attività, azioni ed interventi che mira a ridurre la morbilità (il numero di malati in un dato periodo e gruppo), la mortalità, o gli effetti dovuti a determinati fattori di rischio o ad una certa patologia (“profilassi”), promuovendo la salute dell’individuo e della collettività, coinvolgendo varie professioni in campo sanitario ma non solo: medico, infermiere, fisioterapista, insegnante, psicologo, psicoterapeuta.

Gli obiettivi della prevenzione sono dunque principalmente:

  • evitare la malattia;
  • controllare la diffusione delle malattie;
  • eradicare le malattie;
  • favorire il reinserimento familiare, sociale e lavorativo del malato;
  • aumentare la qualità della vita del malato.


COS'È LA PREVENZIONE PRIMARIA?

È la forma principale di prevenzione, il suo obiettivo è l’adozione di interventi e comportamenti in grado di evitare o ridurre a monte l’insorgenza e lo sviluppo di una malattia o di un evento sfavorevole. Lo scopo è quindi quello di evitare che una malattia si presenti, in individui sani.
La maggior parte delle attività di promozione della salute verso la popolazione sono di questo tipo, in quanto mirano a ridurre i fattori di rischio da cui potrebbe derivare un aumento dell’incidenza di quella patologia. Frequentemente la prevenzione primaria si basa su azioni a livello comportamentale o psicosociale (educazione sanitaria, interventi psicologici e psicoeducativi di modifica dei comportamenti, degli atteggiamenti o delle rappresentazioni).
Esempi di prevenzione primaria sono rappresentati dalle campagne antifumo promosse dai governi, dall’educazione alimentare nelle scuole, dalla vaccinazione. Anche il semplice gesto di lavarsi le mani rappresenta un tipo di prevenzione primaria, da ciò si intuisce quanto sia importante il ruolo dei genitori e dei maestri nei primi anni di vita del bambino, per lo sviluppo di una corretta educazione alla salute.


LA PREVENZIONE SECONDARIA

Riguarda invece individui clinicamente sani che presentano un danno biologico già in atto, con lo scopo di guarire la lesione prima che la malattia si manifesti clinicamente. Lo strumento della prevenzione secondaria è la diagnosi precoce, la cui attuabilità e la cui utilità cambiano a seconda delle caratteristiche delle varie malattie. Lo strumento cardine è lo screening, che permette la precocità di intervento e aumenta le opportunità terapeutiche, migliorandone la progressione e riducendo gli effetti negativi.
Un esempio di prevenzione secondaria è lo svolgimento del pap test e la mammografia nella popolazione femminile sana o il controllo della prostata negli uomini adulti, principalmente allo scopo di prevenire varie forme di tumore.


IN COSA CONSISTE LA PREVENZIONE TERZIARIA?

Si tratta di un termine tecnico relativo non tanto alla prevenzione della malattia in sé, quanto ai suoi esiti più complessi. La prevenzione in questo caso è quella delle complicanze, delle probabilità di recidive e della morte (anche se, in tale caso, tutti i trattamenti terapeutici sono in un certo senso “prevenzione”). Con prevenzione terziaria si intende anche la gestione dei deficit e delle disabilità funzionali che derivano da uno stato patologico o disfunzionale. Esempi di prevenzione terziaria sono tutte quelle misure riabilitative e assistenziali, volte al reinserimento familiare, sociale e lavorativo del malato, e all’aumento della qualità della vita (ad esempio misure di riabilitazione motoria; supporto psicologico; ecc.) .

Parallelamente alle tre forme di prevenzione appena citate, se ne sta diffondendo un quarto tipo, la “prevenzione quaternaria“, che indica la prevenzione di forme di ipermedicalizzazione.


INFORMARSI ONLINE È UTILE?

Puntiamo anche l’attenzione su un aspetto ormai molto diffuso tra gli Italiani che è rappresentato dal ricorrere, sempre più spesso, a ricerche in rete per valutare situazioni di tipo medico. Sicuramente la possibilità di informarsi, in modo generico su alcune patologie o situazioni cliniche, è utile e non lascia il lettore “curioso” completamente a digiuno; è altresì vero che il Web è pieno di “bufale” sulle tematiche mediche che ingenerano allarmismo, preoccupazioni ingiustificate e, a volte, diffidenza addirittura nel Medico.
Dati allarmanti per la salute: se il medico di medicina generale (53,5%) e il farmacista (32,2%) restano le principali fonti di informazione, decolla il ricorso ai diversi canali web (28,4%). È quanto emerge da una ricerca del Censis realizzata in collaborazione con Assolute.
In particolare, tra i millennials sale al 36,9% la quota di chi usa autonomamente il web per trovare informazioni su come curare i piccoli disturbi.
Il pericolo è fortemente percepito, il 69% vorrebbe infatti trovare sui siti web e sui social network informazioni certificate sulle piccole patologie e sui farmaci per curarle da assumere senza obbligo della ricetta medica. Una comunicazione corretta e l'educazione alle scelte di salute emergono come elementi fondamentali per un pieno riconoscimento dei benefici in particolare dei medicinali di automedicazione.