CHE COS’È LA VERGOGNA?

Molto si è detto e scritto sul senso di colpa, ma meno si sa della vergogna. La vergogna viene definita così: “sentimento più o meno profondo di turbamento e di disagio suscitato dalla coscienza o dal timore della riprovazione e della condanna (morale o sociale) di altri per un’azione, un comportamento o una situazione, che siano o possano essere oggetto di un giudizio sfavorevole, di disprezzo o di discredito” (Treccani).

Si tratta dunque di un sentimento composto da un lato dalla rappresentazione di qualcosa di oggettivamente riprovevole, dall’altro dalla percezione soggettiva di una propria inadeguatezza, debolezza o inferiorità rispetto agli altri.

Da un punto di vista oggettivo, la vergogna può essere rappresentata in forme distinte, ad esempio vergogna sessuale, sociale, morale ecc. Da un punto di vista soggettivo, essa può essere percepita secondo una vasta gamma di sfumature, dalle più lievi e tollerabili (la timidezza o il riserbo), attraverso forme mediane (l’imbarazzo e l’umiliazione) fino alle manifestazioni più gravi e angosciose (la mortificazione e l’annullamento di sé).

Per certi versi la vergogna è considerata un sentimento necessario, in quanto in misura contenuta favorisce lo sviluppo della moralità.

Ma a differenza della colpa, la vergogna presenta una maggiore complessità: non da ultimo, in quanto sentimento sgradevole, può diventare essa stessa oggetto di un giudizio negativo e dunque autoalimentarsi in una spirale negativa.

QUALI SONO LE CAUSE DELLA VERGOGNA?

La vergogna ha una componente psicofisiologica (l’imbarazzo o vergogna primaria), che, come è stato dimostrato dalla neurobiologia evolutiva, emerge fin dalla nascita nel rapporto affettivo di madre e neonato, e una componente morale (il pudore o vergogna secondaria).

Gli studiosi sono quindi concordi nel ritenere che la vergogna sia un sentimento prettamente intersoggettivo, cioè strutturalmente connesso con la rappresentazione di sé in relazione agli altri.

Per questo motivo, la vergogna spinge essenzialmente l’individuo a difendersi nascondendosi dagli altri e, a differenza della colpa, essa può rimanere ignorata ed emergere poi prepotentemente solo quando l’individuo viene smascherato.

È esperienza comune ad esempio come si possa rimanere improvvisamente “svergognati” per un comportamento che privatamente tolleriamo in noi stessi e che invece, mostrato all’esterno, appare improvvisamente inadeguato anche ai nostri occhi.

Per questi motivi, la vergogna rimanda anche a sentimenti di indegnità morale (come la viltà o il tradimento), che sono emotivamente molto difficili da tollerare perché implicano spesso una profonda lacerazione interiore: in altre parole un conflitto narcisistico tra l’amore che proviamo per noi stessi e la valutazione che abbiamo di noi stessi.

Per questo motivo, le persone particolarmente vulnerabili alla vergogna possono vivere con un profondo disagio apparentemente inspiegabile tutte quelle situazioni in cui si trovano esposte allo sguardo altrui.

LA VERGOGNA IN PSICOANALISI

La comprensione psicodinamica della vergogna è stata spesso meno completa e convincente rispetto alla colpa, il cui ruolo nella psicogenesi dei disturbi mentali è stato ampiamente compreso dalla psicoanalisi.

Il fatto inoltre che la vergogna possa manifestarsi in una gamma molto ampia di sfumature, ha reso spesso difficile comprendere come essa possa essere trattata da un punto di vista terapeutico.

La psicoanalisi ha ampiamente illustrato la vergogna che si manifesta spesso nei tipici sogni angosciosi di nudità o di esposizione al pubblico, e che rimandano alle vicende infantili in cui il bambino vive un’esperienza penosa di inferiorità o di umiliazione di fronte agli adulti, particolarmente per l’inadeguatezza del proprio corpo o delle proprie prestazioni.

La vergogna rimanda alla dimensione del “Sé ideale” che la psichiatria e la psicologia dinamica ritengono una componente strutturale dell’autostima, ossia di un positivo sentimento di sé.

LA VERGOGNA: COME SUPERARLA?

Poiché fortemente collegata all’immagine di sé, la vergogna è un sentimento estremamente potente e può essere fonte di grande sofferenza psichica.

Questa si può manifestare o attraverso uno stato di prostrazione e ripiego interiore (con cui si tende a evitare persone o situazioni che possono indurre vergogna), oppure attraverso la rabbia verso l’esterno (per allontanare appunto persone o situazioni percepite come fonte del proprio disagio).

Nei casi più gravi, queste strategie difensive possono combinarsi in maniera patologica, dando esito a forme autolesive anche gravi. Quando invece i sentimenti di vergogna sono più tollerabili, ma cronici, è possibile che si sviluppi un atteggiamento di spudoratezza che può portare a un allentamento dei valori personali o anche a una perdita dell’integrità personale. Più comune per le forme lievi, è anche la vergogna per i sentimenti teneri e affettuosi (le cosiddette “debolezze”) o anche una sorta di controvergogna, cioè un atteggiamento di negazione dei propri sentimenti autentici.

In tutti questi casi è possibile lavorare con una psicoterapia che attraverso il sostegno e l’ascolto empatico permetta all’individuo di trasformare e progressivamente elaborare le emozioni negative connesse alla vergogna, imparando innanzitutto a riconoscere le proprie difese inadatte a gestire tali sentimenti, per poi poter esplorare con maggior forza d’animo le ragioni della vergogna stessa così da poter attuare quei cambiamenti necessari per poter eliminare le cause della propria sofferenza interiore.

 

BIBLIOGRAFIA

BATTACCHI M.W. (1992). La vergogna. Saggio di psicologia dinamica e clinica. Il Mulino, Bologna.

LEVIN S., WURMSER L. et al. (1996). La vergogna. Tr. it. Bollati Boringhieri, Torino.

PANDOLFI A.M. (2002). La vergogna. Un affetto psichico che sta scomparendo? FrancoAngeli, Milano.