CHE COS'È?

La sindrome dell’intestino irritabile (dall’inglese “irritable bowel syndrome”  o IBS) è un disordine funzionale intestinale caratterizzato da dolore o fastidio addominale associato a gonfiore. Il disordine può essere cronico o recidivante.

Si tratta di una patologia comune che colpisce il 10-20% della popolazione generale del mondo occidentale, con prevalenza maggiore nelle femmine rispetto al maschio, e che si associa ad una significativa riduzione della qualità della vita come per le altre patologie croniche.

Non è associata allo sviluppo di malattie gravi o all’aumento della mortalità.

QUALI SONO LE CAUSE?

Non c’è una causa nota, sebbene siano noti i meccanismi patogenetici che ne stanno alla base, cioè:

  • disordini motori come il ritardato nello svuotamento gastrico
  • motilità anomala del piccolo intestino
  • motilità anomala del grande intestino in risposta al pasto o alle emozioni
  • ridotta distensibilità del retto
  • ipersensibilità viscerale, cioè ipersensibilità del sistema nervoso centrale e periferico che amplificano i messaggi provenienti dall’apparato gastroenterico
  • microinfiammazione e aumento della permeabilità intestinale: tali aspetti sono presenti in un piccolo sottogruppo di popolazione affetta da IBS che ha presentato sintomi d’esordio dopo una gastroenterite acuta infettiva

CI SONO ASSOCIAZIONI CON ALTRE MALATTIE?

IBS è comune in altre patologie con dolore cronico quali la fibromialgia, il dolore pelvico cronico; due terzi dei pazienti affetti da IBS hanno malattie psichiatriche quali ansia e depressione con ipocondria e somatizzazione.

COME SI DIAGNOSTICA L'IBS?

L’IBS va presa in considerazione se da sei mesi, per almeno tre giorni al mese, sono presenti dolore o fastidio addominale associato a due o più dei seguenti sintomi:

  • miglioramento del dolore dopo la defecazione
  • modificazione della frequenza delle scariche
  • modificazione dell’aspetto delle feci

Altri sintomi associati possono essere: visibile distensione addominale, passaggio di muco dal retto, senso di evacuazione incompleta, peggioramento dei sintomi con i pasti.

QUANDO NON È IBS?

Quando sono presenti anche sintomi di allarme come esordio dei sintomi sopra i 50 anni,  perdita di peso, sanguinamento da retto, anemia, masse addominali, presenza di markers infiammatori.

COME SI CURA?

L’approccio terapeutico può essere non farmacologico e/o farmacologico e si basa sul tipo e sulla severità dei sintomi.

È frequente un aumento dei sintomi dopo l’assunzione di certi alimenti: è preferibile sconsigliare l’assunzione di fibre insolubili quali la crusca che possono esacerbare il dolore; si può trarre giovamento da una dieta povera di lattosio o fruttosio o glutine; non esistono però raccomandazioni o linee guida ufficiali al riguardo.

L’approccio farmacologico comprende farmaci che mirano al sollievo dei sintomi: non esistendo una causa di malattia non esiste un farmaco specifico. Poiché i sintomi coesistono nello stesso paziente il trattamento dell’IBS richiede l’associazione di piu’ farmaci che possono rientrare  nelle categorie degli antispastici, procinetici, agenti formanti massa, probiotici, lassativi, antidepressivi serotoninergici, secretagoghi, serotoninergici, antinfiammatori.

L’approccio psicologico va considerato prevalentemente per chi non risponde alla precedente terapia assunta per 12 mesi.