Che cos’è?

L’uveite è un’infiammazione che coinvolge l’uvea, lo strato vascolare dell’occhio interposto tra la tonaca fibrosa esterna (la sclera, cioè la parte bianca dell'occhio) e la tonaca nervosa interna (la retina).

Come gli altri tessuti del nostro corpo, anche gli occhi hanno bisogno di essere irrorati di sangue, vi sono però determinate aree particolarmente protette, come la tonaca nervosa e le strutture interne trasparenti che devono essere preservate dal sangue stesso e dagli elementi in essi contenuto. Per questo, negli occhi è presente la cosiddetta barriera emato-oculare, una sorta di filtro intermedio tra questi due comparti. L'uveite comporta in maniera più o meno significativa uno scompaginamento di questa barriera con rischio di danneggiamento delle strutture nobili dell’occhio.

Potremmo paragonare le camere dell’occhio alle stanze di un museo contenenti quadri di grosso valore e fragilità. Lo scatenarsi di un’infiammazione rappresenterebbe nient’altro che un principio di incendio. A seconda delle aree coinvolte seguirà la perdita delle opere d’arte interessate.

Quali sono i sintomi?

La sintomatologia dell’uveite può variare a seconda della sede e della gravità dell’infiammazione e comprende:

  • occhi arrossati

  • dolore oculare

  • visione offuscata

  • fotofobia (sensibilità alla luce)

  • alterazione della dinamica pupillare

Si tratta per lo più di sintomi aspecifici che vanno accuratamente interpretati da un oculista perché possono essere confusi con problematiche più banali come la congiuntivite.

Come si classifica?

L’uveite può essere:

  • anteriore: quando colpisce solo la camera anteriore dell’occhio, in cui si trovano cornea, iride e cristallino

  • intermedia: quando coinvolge l’umore vitreo, una massa trasparente e gelatinosa che ricopre 4/5 dell'occhio

  • posteriore: quando coinvolge retina e nervo ottico

  • panuveite quando si estende in toto

Questa classificazione è molto utile per la diagnosi perchè può fornire indicazioni preziose sulle possibili cause dell’uveite e guidare verso la terapia più appropriata

Quali sono le cause?

L’uveite può avere origini da molteplici disturbi, localizzati o sistemici.

  • Può essere la conseguenza di malattie autoimmuni e infezioni anche gravi, che quindi richiedono una terapia composita e non solo un intervento sull’occhio. Ad esempio, una uveite può essere il segnale della presenza di una malattia autoimmune, come la spondilite anchilosante, la sindrome di Reiter, il morbo di Crohn, la rettocolite ulcerosa, la psoriasi e l’artrite idiopatica giovanile. Per questo è importante per l’oculista sapere se si soffre di una di queste patologie per diagnosticare una uveite. Viceversa, la presenza di uveite può essere la prima spia della concomitanza di queste patologie.
  • Può essere dovuta a infezioni oculari o disseminate come la tubercolosi, l’herpes, la sifilide o la toxoplasmosi.
  • Può essere la conseguenza di un trauma o una chirurgia oculare, ad esempio a seguito di un intervento di cataratta (se il cristallino non è stato eliminato correttamente, per cui residuano dei frammenti che scatenano l’infiammazione).

La presenza di granulomi iridei (formazioni nodulari espressione di infiammazione cronica tissutale) è fondamentale per individuare la causa scatenante dell’uveite. In assenza di granulomi ci si orienta verso l’ipotesi di malattie autoimmuni, e si prescrivono al paziente esami di approfondimento al fine di identificare la presenza di fattori infiammatori e di antigeni specifici (per esempio l’antigene HLAB 27). Se invece ci si trova di fronte a una uveite granulomatosa le cause dell’uveite potrebbero essere infezioni generalizzate o malattie infiammatorie croniche come la sarcoidosi. Le uveiti posteriori, infine, possono più frequentemente associarsi a infezioni da toxoplasmosi o citomegalovirus.

Come si diagnostica?

La classificazione delle uveiti è fondamentale per la diagnosi perché ci può dare indicazioni precise sulla diagnosi e sul trattamento più idoneo.

Fondamentale innanzitutto raccogliere la storia clinica del paziente, prendendo nota dei sintomi che non riguardano solamente gli occhi. Un attento esame con la lampada a fessura, poi, consentirà di identificare la progressione e le caratteristiche dell’uveite.

La cura dell’uveite richiede quindi un approccio multidisciplinare, che comprenda:

  • la visita oculistica

  • gli esami di laboratorio per risalire alle cause

  • gli specialisti di competenza delle malattie o infezioni scatenanti

È necessario intervenire tempestivamente per evitare la progressione dell’infiammazione e conseguente compromissione dei tessuti nobili dell’occhio .

Come si cura?

I farmaci di prima linea sono gli antinfiammatori corticosteroidei, se necessario associati o alternati a immunosoppressori. È importante però aver condotto un’indagine diagnostica accurata per individuare le cause originarie che hanno scatenato l’uveite e agire con le terapie più specifiche.

L’andamento della patologia può essere lungo e recidivante, per questo il follow up e la cura dei casi più complessi andrebbero affidati a centri specializzati e organizzati per la loro gestione.