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Anchilosi, che cos’è e come viene trattata


L’anchilosi descrive la perdita di mobilità delle articolazioni e può essere parziale o totale, conseguenza di rotture tendinee o fusione di superfici ossee

Che cos’è l’anchilosi?

Con il termine anchilosi viene descritta una perdita di mobilità che colpisce le articolazioni in seguito a traumi o fusioni delle ossa. L’anchilosi può riguardare sia le articolazioni mobili (spalla, gomito, polso o ginocchio) sia quelle semimobili, caratterizzate da movimenti limitati, come le articolazioni della colonna vertebrale.

Di seguito, ecco le possibili forme di anchilosi.

Anchilosi totale

Si parla di anchilosi totale quando il paziente accusa una perdita completa della mobilità articolare, a causa della fusione di due porzioni ossee.

Anchilosi parziale

L’anchilosi parziale, invece, è una perdita parziale della mobilità dell’articolazione, dovuta ad alterazioni strutturali provocate da traumi come la degenerazione delle cartilagini o le lesioni dei legamenti.

Falsa anchilosi

Si parla di falsa anchilosi, invece, quando le articolazioni non vengono colpite direttamente, ma sono coinvolti gli elementi che supportano le articolazioni nel movimento ossia, ad esempio, i muscoli e i tendini.

Anchilosi: cause, fattori di rischio e sintomi

Le cause possibili dell’anchilosi sono molteplici e tra queste sono incluse le malattie di natura infiammatoria come le osteoartriti, l’artrite reumatoide o la gotta

All’origine dell’anchilosi, poi, come abbiamo detto, ci possono essere dei traumi che provocano danni alle articolazioni, come lussazioni, distorsioni o fratture.

L’anchilosi, infine, può essere una possibile complicanza di interventi chirurgici.

Oltre alle cause, ci sono anche fattori di rischio che possono aumentare le probabilità di sviluppare anchilosi. 

Uno di questi è certamente l’età avanzata. Sport o tipologie di lavori che comportano un forte stress a livello articolare ne rappresentano un altro, così come, al contrario, uno stile di vita eccessivamente sedentario. Un ruolo può giocarlo anche la predisposizione genetica.

Per quanto riguarda, invece, le manifestazioni dell’anchilosi, i sintomi più comuni sono il dolore, il calore, il gonfiore e l’arrossamento delle aree coinvolte, così come gli scricchiolii articolari.

Come si diagnostica l’anchilosi?

La diagnosi di anchilosi passa innanzitutto dall’esame obiettivo condotto dallo specialista, il quale può prescrivere esami ematici e strumentali per valutare la severità della condizione e le possibili cause che l’hanno determinata. 

Tra gli esami più comunemente richiesti per la diagnosi di anchilosi sono compresi la risonanza magnetica, il test del Dna e gli esami del sangue.

Come si cura l’anchilosi?

Come per ogni patologia o disturbo, la strategia terapeutica dipende dalla gravità della condizione e dalle caratteristiche individuali del paziente. 

Tendenzialmente, con pazienti che soffrono di anchilosi parziale, la scelta è quella di seguire un approccio conservativo che include esercizi propriocettivi, rinforzo muscolare e mobilizzazione attiva, ma anche terapie quali la massoterapia (massaggio dei tessuti connettivali) o manipolazioni di mobilizzazione passiva.

Il discorso, invece, è molto diverso per i pazienti con anchilosi totale, dovuta a fusione di superfici ossee o rotture dei tendini. In questi casi, infatti, l’unica soluzione possibile è quella chirurgica.