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Il gomito del tennista

Il gomito del tennista è il termine comune che si utilizza per identificare l'epicondilite laterale, ovvero l'infiammazione dei tendini dei muscoli estensori dell'avambraccio.
A cura di
Andrea
Genta

Cos'è il gomito del tennista?

Il gomito del tennista è il termine comune che si utilizza per identificare l'epicondilite laterale, ovvero l'infiammazione dei tendini dei muscoli estensori dell'avambraccio, responsabili di molti movimenti in particolar modo a livello del polso e della mano.

Non solo i tennisti sono soggetti a questa patologia, ma anche tutti coloro che durante l'attività sportiva e/o lavorativa sono costretti a movimenti ripetuti della zona in questione e per questo possono andare incontro alla cosiddetta “sofferenza da sovraccarico”. La sofferenza da sovraccarico si manifesta con un dolore che, se sottovalutato o non curato adeguatamente, può portare ad una cronicizzazione e ad una perdita progressiva di funzionalità.

Quali sono le cause del gomito del tennista?

Lo svolgimento di particolari attività lavorative come il falegname, il macellaio, il sarto, il cuoco o il violinista, e sportive come il tennis, il lancio del giavellotto o del disco, la scherma o lo squash comportano movimenti intensi e ripetuti del braccio o del polso, e questi sono le principali cause dell'insorgere della patologia. Inoltre, microtraumi continui e lesioni riportate nella regione dell'epicondilo laterale possono danneggiare l'inserzione dei muscoli e quindi causare la comparsa dei sintomi.

In particolar modo, i movimenti di pronazione (rotazione dell'avambraccio con il palmo rivolto verso il basso) e di supinazione (rotazione dell'avambraccio con il palmo rivolto verso l'alto) ripetuti ed energici sono quelli più a rischio.

Lo sviluppo dell'infiammazione e del dolore è più probabile se alla ripetizione vi è anche sommato un sovraccarico funzionale, ovvero tutte quelle attività in cui vi è una resistenza che si oppone al movimento (portare un peso, girare o lanciare con forza)

Chi può soffrirne?

Le persone più soggette a questo disturbo hanno un'età compresa tra i 30 e i 50 anni. Questo picco di incidenza non è casuale, dal momento che proprio in questa fase della vita i tessuti articolari iniziano a invecchiare e i tendini a diventare meno elastici e quindi più sensibili alle sollecitazioni e più propensi ad andare incontro a micro-lacerazioni.

In realtà, trattandosi di un disturbo infiammatorio acuto determinato da movimenti ripetitivi, chiunque esegua tali movimenti con un'intensità e per un tempo superiore alla capacità delle strutture articolari di sopportare le sollecitazioni meccaniche associate può essere interessato dal gomito del tennista, indipendentemente dal sesso, dall'età e dalla specifica attività svolta.

Quali sono i principali sintomi?

Il sintomo principale dell'epicondilite laterale è il dolore sul lato esterno del gomito, che all'inizio si manifesta quando si preme sulla zona oppure quando si afferra un oggetto poiché è scatenato soprattutto dall'uso combinato dei muscoli della mano, del polso e del gomito. Dall'epicondilo, il dolore può estendersi alla parte centrale dell'avambraccio.

Se la malattia è legata al lavoro, il dolore è solitamente maggiore alla sera, mentre se è connesso all'attività sportiva di norma compare durante o dopo una partita o un allenamento, persistendo per un tempo variabile in relazione all'entità dell'infiammazione e dei microtraumi tendinei presenti.

Come si cura?

Per evitare di sperimentare nuovi episodi acuti a breve termine, è necessario lasciare tempo al tendine di auto-riparare le microlesioni causate dai movimenti ripetuti e di “rinforzarsi”, arrivando a una completa guarigione.

Sì quindi al riposo, ma non all'immobilità. È sempre bene aspettare qualche giorno e poi riprendere il movimento.

Soprattutto nei casi di infiammazione e lesioni tendinee più significative, per proteggere il gomito da movimenti impropri che si possono involontariamente compiere nella vita quotidiana, è consigliabile avvalersi di un tutore.

Un altro rimedio immediato molto utile e innocuo per ridurre i sintomi consiste nell'applicare ghiaccio o sacchetti refrigerati sul gomito più volte al giorno e durante la notte, quando dolore e infiammazione appaiono più intensi. A riguardo, va ricordato di non applicare mai il ghiaccio direttamente sulla cute, ma di avvolgere sempre il sacchetto refrigerato in un panno morbido, per evitare ustioni da freddo.

Oltre a questi rimedi pratici, è poi possibile fare ricorso a comuni farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) che possiedono un'azione sia analgesica sia antinfiammatoria. Quando tutto questo non basta, si può provare con il trattamento con onde d'urto oppure si possono effettuare infiltrazioni di cortisonici o acido ialuronico nella sede del dolore. Tuttavia, queste sono ovviamente soluzioni “estreme” che vengono prese in considerazione solo in seguito a visite accurate con uno specialista.

Come prevenire le recidive?

Per prevenire le recidive dopo un periodo di infiammazione all'epicondilo, è consigliabile riprendere le attività in maniera graduale e cercando di modificare quel movimento che, verosimilmente, l'ha causata.

Inoltre, è utile sottoporsi ad uno o più cicli riabilitativi con un fisioterapista ed eseguire regolarmente a domicilio gli esercizi di mobilizzazione e rinforzo suggeriti, nonchè ricordare di riscaldare i muscoli del braccio prima di ogni impegno sportivo.