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L'ottavo mese del bambino

Il "qui e ora" nel bambino: la spiegazione delle crisi di pianto dell'ottavo mese e alcuni consigli per gestirle.
A cura di
Daniela
Callegari

COSA SONO LE CRISI DELL'OTTAVO MESE?

Nei lattanti attorno all'ottavo mese si manifestano intense crisi di angoscia con pianto quando si trovano in una stanza con una persona estranea e il genitore non è presente o non è abbastanza vicino per rassicurarlo. Questo comportamento rivela che il piccolo distingue ormai bene le figure familiari da quelle a lui estranee e che ha una certa consapevolezza della sua fragilità (leggi la scheda Il neonato: dall'illusione al principio di realtà): ci rivela inoltre che per lui lo spazio ed il tempo sono solo nella dimensione del "qui ed ora" (se non vedo la mamma o non sono tra le sue braccia significa che sono del tutto solo e abbandonato e se succede ora sarà così per sempre).

COS'È IL "QUI E ORA"?

È importante ricordarsi del “qui ed ora” perché è così che il bambino piccolo vive tutte le sue esperienze, soprattutto quelle per lui difficili e di delusione. Questo spiega il tono disperato del suo pianto in certe occasioni: non dipende quasi mai da un grande dolore per una caduta o da una grande rabbia per un “no”, ma piuttosto dipende dallo sperimentare la grande fragilità del suo corpo, la sua totale impotenza di fronte agli adulti e la conseguente perdita di controllo (si butta a terra, scalcia, picchia la testa…) pensando in aggiunta che per lui sarà sempre così ("ciò che è vero qui e ora sarà vero per sempre").

COME GESTIRE LE CRISI?

Comprendere in modo empatico i suoi sentimenti e comportamenti aiuta il genitore a trovare le risposte educative adeguate: in queste occasioni il bambino esprime più di tutto lo sconforto per la sua debolezza e non agisce certo per fare dispetti o aggressioni ai genitori.

Durante la crisi, due modalità sostengono il bambino nella sua fragilità e gli danno sicurezza:

  • i rituali, cioè gesti ripetuti, stabili, rassicuranti (leggere una favola, ripetere una filastrocca, cantare una ninna nanna, elenchi precisi di animali o delle persone care…)
  • la presenza dell'oggetto transizionale (pupazzo, peluche, lenzuolino, succhiotto…) che fa da ponte tra il suo mondo interiore emotivo e la realtà ed è di totale appartenenza e controllo da parte del bambino.

Se certi fatti si ripetono sempre uguali (es. rituali prima del sonno), se su un oggetto il bambino ha tutto il potere e il controllo perché è suo, allora può avere fiducia nel fatto che anche su altre cose della vita funzionerà così e potrà affrontarle