CHE COS'È L'ARTROPATIA PSORIASICA?

L’Artropatia psoriasica è un’artropatia infiammatoria cronica, associata alla psoriasi cutanea e/o ungueale. Può colpire sia lo scheletro assiale che il periferico e le entesi, cioè l'inserzione dal tendine all’osso. 

QUALI SONO I SINTOMI DELL'ARTROPATIA PSORIASICA?

Segno caratteristico dell’artropatia psoriasica è la dattilite, cioè l’infiammazione a carico di interi raggi di mani e piedi. Uno dei sintomi tipici è che un dito si presenta caldo, la cure arrossata con tumefazione in toto, molto dolente.
Molto frequente è l’interessamento del tendine d’Achille o della fascia plantare.
L’artropatia psoriasica si può presentare in forme svariate: la forma che interessa meno di 5 articolazioni (forma oligoarticolare), la forma poliarticolare che interessa cioè più di 5 articolazioni, la forma che interessa prevalentemente le articolazioni dello scheletro assiale (spondiloartrite psoriasica). Frequentemente si possono avere però contemporaneamente un interessamento periferico e assiale.
L’andamento dell’artropatia psoriasica è molto spesso altalenante con periodi di remissione alternati a periodi di riacutizzazione e la prognosi nel complesso è buona. Gran parte dei pazienti affetti da artropatia psoriasica presenta erosioni articolari ma con una gravità inferiore rispetto ai pazienti affetti da artrite reumatoide e nella maggioranza de casi il paziente conserva una buona capacità lavorativa.

QUALI SONO LE CAUSE DELL'ARTROPATIA PSORIASICA?

Le cause della psoriasi e dell’artropatia psoriasica rimangono tuttora sconosciute. Nella patogenesi entrano in gioco probabilmente fattori genetici, ambientali ed immunologici. 
La frequenza dell’artropatia psoriasica nei pazienti con psoriasi varia dal 7% al 42%, a seconda delle casistiche prese in esame. Maschi e femmine vengono colpiti con frequenza simile. 

COME SI DIAGNOSTICA L'ARTROPATIA PSORIASICA?

Non sempre esiste una correlazione diretta tra gravità della psoriasi ed interessamento articolare: l’artropatia psoriasica può essere diagnosticata anche in soggetti senza psoriasi, ma con familiarità di primo grado con portatori di psoriasi. 
La diagnosi essenzialmente è clinica e va presa in considerazione in tutti i pazienti con un’artrite e con psoriasi o con familiarità per psoriasi. Gli esami di laboratorio sono poco specifici.
Il quadro radiologico invece è tipico e molto spesso consente di fare la diagnosi.
Nelle forme più aggressive o di più vecchia data si possono avere lesioni ossee caratteristiche, soprattutto a livello dell’inserzione delle capsule articolari o del periostio.
Nelle forme più precoci si hanno quadri sfumati con osteoporosi adiacente all’articolazione e immagini di erosioni/apposizione ossea.Gli indici infiammatori possono essere normali nel 20% dei casi. Non sempre l'incremento dei valori è correlato con l’entità della clinica. Frequentemente si hanno alterazioni dismetaboliche (ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, iperuricemia e iperglicemia). Il fattore reumatoide di norma è negativo.

QUAL È LA TERAPIA DELL'ARTROPATIA?    

Il trattamento con gli antinfiammatori, soprattutto nelle forme mono-oligoarticolari, è sufficiente per controllare sia la sintomatologia dolorosa che l’infiammazione articolare. Nelle forme poliarticolari e/o con un interessamento cutaneo importante, si ricorre, in prima battuta, ai cosiddetti farmaci di fondo o DMARDs. Tali farmaci  sono in grado di influenzare l’attività della malattia e soprattutto la sua evolutività. I  più comuni farmaci di fondo tradizionali sono il methotrexate, la ciclosporina, la leflunomide, la salazopirina e l’idrossiclorochina. Methotrexate e ciclosporina agiscono favorevolmente anche sulla pelle.

Nelle forme più aggressive o scarsamente responsive ai  comuni DMARDs si può ricorrere ai farmaci biotecnologici, cioè farmaci sintetizzati in laboratorio, in grado di contrastare l’azione delle citochine pro-infiammatorie.

I farmaci biologici maggiormente utilizzati nell’artropatia psoriasica fino ad oggi sono gli inibitori del TNF-α, una citochina che svolge un ruolo critico in numerose patologie su base infiammatoria come l’artrite psoriasica, l’artrite reumatoide e la spondilite anchilosante. Gli inibitori del TNF-α disponibili in commercio sono costituiti da infliximab, adalimumab, etanercept, certolizumab  e golimumab.
Da qualche mese in Italia è prescrivibile ustekinumab, che è in grado di bloccare l’attività dell’interleuchina-12 e dell’interleuchina-23.  Bloccando la loro attività, ustekinumab riduce l'attività del sistema immunitario e i sintomi della malattia.
I farmaci biotecnologici hanno solitamente effetto dopo qualche settimana di assunzione, sono dispensati solo dagli ospedali e vanno presi sotto stretto controllo medico.

BIBLIOGRAFIA:

  • Harrison, Principi di Medicina Interna  (il manuale-16°edizione), New York - Milano, McGraw-Hill, 2006
  • Klippel -Dieppe, Rheumatology, 1998