QUANDO UN BAMBINO È BILINGUE?

Il bambino bilingue è colui che riceve un’esposizione costante a due o più lingue durante tutto il periodo di sviluppo delle competenze linguistiche e comunicative. Avere genitori provenienti da culture differenti rappresenta oggi, in Italia, un fenomeno sempre più frequente.

I bambini che imparano due o più lingue lo fanno in un’ampia varietà di circostanze. Ci sono bambini esposti sin dalla nascita a più codici, altri esposti successivamente e ancora ci sono bambini che apprendono la seconda lingua in famiglia, altri nell’ambiente scolastico.

I BAMBINI BILINGUI SONO PIÙ A RISCHIO DI SVILUPPARE UN DISTURBO DEL LINGUAGGIO?

Non ci sono studi epidemiologici che stimano la prevalenza dei Disturbo di Linguaggio tra i bambini bilingui. Probabilmente tale dato non varia rispetto ai coetanei monolingui: la prevalenza di tale disturbo tra i bambini in età prescolare varia tra il 3% e il 14%, con un'incidenza massima nella fascia di età 24 – 36 mesi.

Il fenomeno del bilinguismo non è di per sé positivo o negativo: saranno numerosi fattori come l’ambiente di acquisizione, l’età e il tempo di esposizione alle diverse lingue a rendere il bilinguismo un vantaggio o uno svantaggio per il bambino.

Sono numerosi i dubbi che si affacciano alla mente del neo genitore in merito allo stile comunicativo più efficace da utilizzare con i propri piccoli al fine di evitare confusione tra le diverse lingue: Quando iniziare? Esiste un modello di esposizione vincente? Il bilinguismo può essere causa di ritardo nello sviluppo del linguaggio? Il bambino può creare confusione tra le lingue?

Proviamo a fare un po’ di chiarezza e far luce su alcuni piccoli dubbi.

QUANDO ESPORRE IL BAMBINO A PIÙ LINGUE?

Numerosi studi confermano la predisposizione innata del bambino a sintonizzarsi sui suoni linguistici già durante la vita intrauterina; il neonato, infatti, possiede la capacità di discriminare lingue diverse sulla base del ritmo a partire dai due mesi di vita.

Nessun timore, quindi, nell’iniziare sin da subito l’esposizione del bambino alla lingua nativa di mamma e papà. Insomma… prima è, meglio è.

Questo non preclude però, con le dovute attenzioni, la possibilità di esporre il proprio piccolo ad una seconda lingua anche in un secondo momento, dopo l’acquisizione della prima.

QUAL È LA MIGLIOR STRATEGIA?

Grande attenzione va dedicata alla scelta della strategia da utilizzare per l’esposizione del bambino al plurilinguismo.

Il modello più utilizzato e maggiormente condiviso è quello “One Person, One Language” in cui ciascun genitore parla al bambino nella propria lingua nativa (la lingua di uno dei due genitori è anche la lingua dominante della società in cui risiedono).

Diversi studi presentano come altrettanto vincente il modello familiare in cui entrambi i genitori parlano una lingua differente da quella della comunità in cui vivono o quello in cui entrambi genitori parlano la propria lingua madre e solo uno dei due anche quella della comunità.

Qualunque sia il modello scelto e utilizzato, è fondamentale che questo rispetti le esigenze dell’intero nucleo familiare e sia seguito con costanza.

Va ricordato, inoltre, che maggiore sarà l’esposizione alla lingua, migliore sarà la performance linguistica raggiunta dal bambino.

IL BAMBINO PLURILINGUE HA UNO SVILUPPO LINGUISTICO DIVERSO?

La maggior parte dei bambini in questione presenta uno sviluppo di linguaggio tipico: in altre parole, apprende in tempi rapidi e senza sforzo eccessivo le lingue cui è stato esposto.

In caso di esposizione precoce e simultanea alle due lingue, il bambino sarà in grado di discriminare sin dai primi giorni di vita i due sistemi linguistici sulla base dell’intonazione e imparerà lo stesso numero di parole e alla stessa velocità dei suoi coetanei monolingui; la differenza è che il lessico e le abilità morfosintattiche apprese, così come il tempo di esposizione, sono divise tra le due lingue.

Attenzione però: il fatto che lo sviluppo linguistico in un bimbo bilingue passi attraverso le stesse fasi di sviluppo dei pari monolingui mantenendo i ritmi e le caratteristiche di sviluppo tipici di ciascuna lingua, non implica necessariamente che le due siano del tutto distinte e autonome nel corso del loro sviluppo.

In altre parole, il bambino bilingue non è “la somma di due monolingui”: spesso infatti, i bilingui possono presentare delle peculiarità nel loro linguaggio.

È frequente che i bambini bilingui, così come gli adulti bilingui, combinino all’interno della stessa frase caratteristiche linguistiche che sembrano appartenere ad entrambe le lingue cui sono esposti. Si parla in tal caso di influenze cross-linguistiche.

Il bilingual Code-mixing (o code swicthing) altro non è che l’utilizzo di suoni, parole o elementi morfosintattici appartenenti a due lingue diverse all’interno di  una stessa frase.

Questo fenomeno, normale nei bilingui sia bambini sia adulti appartenenti a culture diverse e lingue diverse, è spesso erroneamente considerato frutto di confusione tra le lingue nel bambino, generando timore nei genitori.

Il “mixare” una lingua con l’altra per colmare le lacune lessicali o sintattiche rispecchia, in realtà, la flessibilità dei bilingui, che usano tutte le loro risorse linguistiche per soddisfare il bisogno di comunicare.

Esso porta con sè un’importante funzione, quella socio pragmatica; l’alternanza nei codici rappresenta, il più delle volte, una risorsa comunicativa.