CHE COS’È?

La sindrome metabolica (denominata anche sindrome da insulino-resistenza o sindrome cardiometabolica) consiste in un insieme di fattori di rischio che favoriscono le malattie cardiovascolari.

CHI È AFFETTO DA SINDROME METABOLICA?

Per essere affetti da sindrome metabolica è sufficiente presentare almeno tre fra le seguenti caratteristiche:

  • giro vita maggiore di 102 cm nell’uomo e di 88 cm nella donna;

  • tasso di trigliceridi superiore o pari a 1,5 g/l o in trattamento per i trigliceridi;

  • tasso di colesterolo HDL (il colesterolo “buono”) inferiore a 0,40 g/l nell’uomo o a 0,50 g/l nella donna o in trattamento per il colesterolo HDL;

  • glicemia (tasso di zuccheri) a digiuno superiore o pari a 1 g/l o diabete tipo 2 precedentemente diagnosticato;

  • pressione arteriosa superiore o pari a 130/85 mm di mercurio o trattamento per la pressione arteriosa.

QUALI SONO LE CONSEGUENZE DELLA SINDROME METABOLICA?

La presenza di sindrome metabolica in una persona moltiplica per 2 il rischio di avere una malattia cardiovascolare entro 10 anni, per 5 il rischio di insorgenza del diabete e per 3 il rischio di danni alle arterie coronarie (angina pectoris e/o infarto del miocardio). Questo spiega perché  l’associazione dei vari fattori di rischio della sindrome metabolica si rivela temibile.

La diagnosi precoce della sindrome metabolica è pertanto indispensabile allo scopo di intraprendere, se necessario, una cura preventiva nei confronti dei danni cardiovascolari e del diabete.

LA SINDROME METABOLICA È FREQUENTE?

Recenti studi epidemiologici italiani evidenziano una diffusione di sindrome metabolica del 34,1% e del 17,8% a seconda che si adottino differenti criteri diagnostici, con un picco nella fascia di età tra 65 e 74 anni e nei diabetici di tipo II (80-90%).
Negli Stati Uniti la sindrome colpisce dal 20 al 30% della popolazione adulta.

CHE COSA FARE?

I cambiamenti delle abitudini di vita hanno mostrato una certa efficacia, in particolare nel prevenire l’evoluzione verso un diabete di tipo 2. Questi stili di vita preventivi si basano su:

  • un’attività fisica regolare (marcia, nuoto, ecc.) senza sforzi eccessivi e su parere medico;
  • un’alimentazione equilibrata con assunzione limitata di zuccheri a rapido assorbimento (bevande zuccherate gassate, dolciumi, ecc.), di alcolici e di materie grasse (salumi, formaggi, grassi aggiunti, ecc.);
  • l’utilizzo di terapie farmacologiche per combattere l’insulino-resistenza o per aumentare il colesterolo buono è attualmente oggetto di valutazione;
  • Il trattamento terapeutico dell’ipertensione e dei fattori di rischio correlati come il fumo o l’eccesso di colesterolo è di primaria importanza.